Farmacovigilanza, Sif: il sistema dovrebbe entrare nei Lea
«Ormai il sistema di farmacovigilanza dovrebbe entrare nei Lea e nei percorsi diagnostici delle malattie croniche». E' l'auspicio espresso da Francesco Rossi, past president della Società italiana di farmacologia (Sif) e ordinario di Farmacologia all'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", all'indomani del convegno "Farmacovigilanza e sicurezza di farmaci e vaccini", che si è svolto proprio presso l'ateneo campano, a Napoli e di cui il professore è stato responsabile scientifico. La farmacovigilanza in Italia funziona bene, assicura Rossi con riferimento alla rete nazionale di farmacovigilanza che è stata istituita nel 2001 e a cui hanno progressivamente aderito tutte le Regioni italiane: «La sua efficacia è attestata dal numero di segnalazioni che è generalmente superiore al gold standard stabilito dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema) di 300 per milione di abitanti; in Campania, in particolare, lo scorso anno ne abbiamo avute circa 4.800, quindi molto al di sopra di questa soglia». Ma Rossi ritiene che si possa migliorare ancora: «gran parte delle segnalazioni sono fatte da medici ospedalieri e poi dai farmacisti, mentre i medici di medicina di generale e i pediatri potrebbero partecipare di più; ricordiamo che l'Ema ha cambiato le modalità di segnalazione e ora si deve segnalare qualsiasi reazione a farmaci e vaccini, anche quelle meno gravi».
A proposito di vaccini, tema di grande attualità, il professore tiene a segnalare che determinano un minor numero di segnalazione rispetto ai farmaci, «quindi in un certo senso sono ancora più sicuri; fino al 2013 la copertura nelle Regioni italiane era generalmente sopra il livello di sicurezza del 95%, poi ha preso piede l'assurda campagna contro i vaccini che ha fatto leva sulla sottocultura e ha ridotto in molti casi la copertura, in Campania siamo scesi al 93%».Tra i diversi temi approfonditi al convegno, che ha visto una partecipazione ampia e qualificata, ha destato particolare interesse quello degli algoritmi, che permettono di fare previsioni sulle reazioni avverse oppure di stabilire l'esistenza o meno di nessi di causalità tra l'evento avverso segnalato e il farmaco che è stato utilizzato.
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