Politica e Sanità
21 Luglio 2017La necessità di promuovere un modello comune di sanità che ponga l'accento sui servizi territoriali sembra essere un dato di fatto su tutto il territorio. E se la medicina di iniziativa, con particolare attenzione a interventi di prevenzione, educazione e informazione sanitaria, è presente, con atti di indirizzo specifici, nell'80% delle regioni, si punta sempre più anche sulla Farmacia dei servizi presente con documenti ad hoc nel 40% delle regioni. Segno questo che l'assetto organizzativo delle Regioni non pare andare, per realizzare obiettivo, totalmente nella direzione di prevedere lo sviluppo di due uniche forme aggregative sul territorio (Aft e Uccp). Sono questi alcuni dei dati che emergono dal primo monitoraggio dei servizi sul territorio "Fuori dall'ospedale, dentro le mura domestiche" realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, già anticipato ieri. In merito all'organizzazione della sanità, si legge nel rapporto, «rilevante appare il dato regionale sulla presenza di Atti di indirizzo che promuovono la medicina d'iniziativa, con particolare attenzione agli interventi di prevenzione, educazione e informazione sanitaria (80%). Ad eccezione della Campania di cui non è pervenuto il dato e della Puglia che dichiara di non avere atti specifici sul tema, tutte le altre Regioni riservano un'attenzione alla medicina di iniziativa. (Emilia Romagna, Lazio, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria, Valle D'Aosta, Veneto)».
Ma «altro dato interessante e la presenza di Atti di indirizzo sulla Farmacia dei servizi con un 40% delle Regioni è impegnato a mettere a sistema l'erogazione di servizi e prestazioni professionali ai cittadini, anche da parte delle farmacie. L'assetto organizzativo delle Regioni, che emerge dal monitoraggio civico, non pare dunque andare totalmente nella direzione di prevedere lo sviluppo di due uniche forme aggregative sul territorio. A essere certa, in questo quadro complesso, è la necessità di promuovere un modello comune di sanità che ponga l'accento sui servizi territoriali operando tutti, sia sul versante della programmazione, sia su quello dell'erogazione». Un aspetto su cui si sofferma il rapporto e che è sempre più finalità dei servizi territoriali, è l'aderenza alla terapia, tema caro alle farmacie. «Rispetto alla terapia prescritta da assumere, ai rispondenti è capitato di non seguire le prescrizioni mediche nel 38,24% (mentre al 61,76% non è mai capitato), e il 33,82% dichiara di aver rilevato qualche difficoltà a seguirla». E, in questa direzione, «a rilasciare un pro-memoria scritto che elenca i farmaci con le indicazioni sulle modalità e tempi di assunzione è il 70,59% dei Mmg o degli specialisti». Secondo gli intervistati, poi, «il motivo principale che ha causato la mancata aderenza alle prescrizioni mediche è il timore di effetti collaterali del farmaco (52,17%) seguito dalla percezione/impressione che la terapia non fosse adatta alla personale situazione (il 39.13%».
Ma c'è anche una buona fetta che si gioca sulla comunicazione ed educazione attorno al farmaco: il 30.43% segnala «un mancato convincimento sui benefici del trattamento», seguito, per il 26.09%, dalla «scarsa relazione con il MMG o con lo specialista», ma c'è anche, per il 17.39%, «difficoltà a ricordare gli orari e/o la modalità di assunzione». «Volendo capire come migliorare l'aderenza alle terapie» continua il rapporto «è stato inoltre chiesto quali fossero, secondo i pazienti, le condizioni in grado di aiutarli: il 27,69% domanda di adattare la terapia in accordo alle loro esigenze, di avere un numero minore di farmaci da assumere e una terapia più breve e capace di mostrare miglioramenti in poco tempo (26.15%)». E a essere richiesta è anche «una persona di sostegno che si preoccupi di far seguire la terapia, incoraggi all'assunzione e ricordi i risultati ottenibili (20%)». Stando «sempre all'esperienza del paziente, tra le ipotesi che potrebbero contribuire a migliorare l'aderenza alle terapie, il 43.08%, ovvero quasi la metà degli intervistati, mette al primo posto la "disponibilità di avere figure dedicate di riferimento presso la struttura/reparto/servizio». Al secondo posto, «maggiori informazioni al malato/familiare, anche attraverso opuscoli informativi e insegnamento all'uso del diario del paziente (35.38%)», seguito da «gruppi di supporto (auto-mutuo aiuto, incontri periodici con medici, infermieri, farmacisti e gruppi di pazienti (27.69%)». Attribuita importanza anche al «counseling da parte del personale sanitario sulla patologia e l'importanza del trattamento/i (23.08%)». Sempre nel rapporto con il farmaco, in generale, quando il Mmg non è disponibile, «il 64,52% degli intervistati, in caso di particolari disturbi, riferisce di essersi rivolto anche al farmacista. Nel 27.50% dei casi il professionista è stato di aiuto consigliando una terapia con farmaci da banco, nel 57.50% ha consigliato una terapia con farmaci da banco suggerendo di ricorrere al medico di base. Il 12,50% dichiara che il farmacista non è stato di aiuto, dicendo solo di andare dal proprio medico mentre nel 2,50% dei casi, non è stato in grado di aiutare il paziente».
Francesca Giani
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