Politica e Sanità
25 Luglio 2017Il presidente del comitato di settore Massimo Garavaglia ha annunciato l'atto di indirizzo pronto per i medici di famiglia. Buio pesto per quello delle farmacie. Ce lo conferma il coordinatore Sisac Vincenzo Pomo. «Non abbiamo ancora l'atto di indirizzo per le farmacie, ne abbiamo letto di ufficiosi sui media, e di quelli prendiamo atto ma noi potremo aprire la trattativa solo dopo che sarà arrivato l'atto di indirizzo ufficiale. Il testo redatto dal comitato (composto da assessori economici regionali ndr.) deve passare ai ministeri di Salute ed Economia e alla Presidenza del Consiglio. Una volta diventato esecutivo avvieremo le trattative ma i tempi al momento non sono prevedibili».
Pomo peraltro sintetizza le questioni in gioco. «Sono sostanzialmente due. La prima è la remunerazione, è prioritaria ma, stando appunto all'atto di indirizzo che leggo, la contrattazione in questo caso è stata affidata all'Agenzia del Farmaco. Ai tavoli noi e i farmacisti affronteremo le regole sulla parte organizzativa propedeutica allo sviluppo di accordi regionali cui sarà demandata la normativa di dettaglio». Ad esempio, decisioni sui turni, la dislocazione delle farmacie, le reperibilità.
«La seconda questione - continua Pomo -è lo sviluppo della farmacia dei servizi. I rappresentanti dei farmacisti stanno promuovendo tante idee e anche noi ne abbiamo e le abbiamo informalmente discusse; ma la realizzabilità delle nuove attività dipende anche dalla modalità della loro remunerazione. Ciò vuol dire che, anche per la farmacia dei servizi ci vorranno risorse a disposizione a partire dalle previsioni dell'atto di indirizzo. Sia nella classica dispensazione del farmaco sia nei nuovi servizi (prenotazioni di esami con collegamento al Cup, assistenza territoriale, monitoraggio dell'aderenza alle terapie) bisognerà capire da dove vengono le risorse, se dalla sanità nazionale o dalle disponibilità delle singole regioni. Nulla fin qui è stato stabilito in proposito».
Apriamo un inciso: il presidente del comitato di settore Garavaglia ha accennato al fatto che alcune regioni a statuto speciale non versano il contributo alla finanza pubblica: il servizio sanitario si gioverebbe quest'anno di 400 milioni e il prossimo di circa 600 da riversare su convenzioni e contratti. Il problema dunque sta a Roma. Ma una volta si risolvesse, la convenzione delle farmacie arriverà? È una trattativa abbordabile, coordinabile con quella dei medici di famiglia? «Le connessioni tra farmacie e medicina territoriale sono indiscusse ma i due accordi nazionali nascono slegati anche temporalmente; la consecutio cui lei accenna può avvenire nell'ambito organizzativo di ogni singola regione, atteso che in una stessa regione ci possono essere aree e realtà molto diverse. Però il problema adesso è l'assenza di un atto di indirizzo. Ad oggi si possono mettere a fuoco punti di contatto tra le convenzioni di medici e farmacisti, ma nulla più».
Mauro Miserendino
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