Politica e Sanità
08 Settembre 2017La riapertura, a distanza di 20 anni, del tavolo di trattative per il rinnovo della Convenzione, fa pensare che sia maturata la consapevolezza che la farmacia possa giocare un ruolo nella grande sfida di mantenere in vita una sanità sempre più povera di risorse, ma le farmacie potranno far risparmiare se si investirà di più in esse. L'alternativa a questa linea di sviluppo è la "giungla" della nuova legge sulle liberalizzazioni. A proporre la riflessione è Francesco Schito, segretario generale Assofarm all'indomani del primo incontro tra sindacati di categoria e Sisac. Incontro che, fa notare Schito, arriva dopo 20 anni di «lungo e consolidato immobilismo improvvisamente interrotto da un'accelerazione tanto repentina quanto avara di segnali premonitori da parte delle Regioni». Due decadi in cui «le Regioni hanno rinnovato per ben quattro volte i propri accordi con la classe medica» e in cui sono «intervenuti più fenomeni: dal mancato decollo della riforma dei servizi al più generale tracollo dei margini e dei volumi di farmaci distribuiti, vicende profondamente penalizzanti tanto per la professionalità del farmacista quanto per i bilanci delle farmacie».
In questa situazione, afferma Schito, nella categoria è cresciuta la certezza che ci fosse una «tacita dichiarazione di poca considerazione istituzionale verso le farmacie. Qualcosa, queste ultime, di cui si poteva fare a meno». Poi, prosegue il ragionamento di Schito, prima della pausa estiva la notizia della convocazione dalla Sisac che lascia intuire che «nel sottocoperta istituzionale sia pian piano maturata la consapevolezza del ruolo che possono svolgere le farmacie». Ma aggiunge: «Questo nuovo ruolo deve essere realizzato dando più risorse alla farmacia territoriale. In maniera solo apparentemente paradossale le farmacie potranno far risparmiare se si investirà maggiormente nelle farmacie stesse. Più spesa produttrice di efficienza uguale più risparmio per il Ssn. L'alternativa a questa linea di sviluppo è la "giungla" della nuova legge sulle liberalizzazioni in cui il più forte avrà mano libera per diventare sempre più grande sul territorio, sviluppando così meccanismi di massimizzazione dei profitti certamente a detrimento del servizio. Una sorta di latifondismo farmaceutico dal quale non sarà facile tornare indietro». Per Assofarm, dunque, la nuova Convenzione deve «creare le condizioni che permettano alle farmacie territoriali indipendenti di svilupparsi secondo modelli di servizio sanitario e non di performance commerciali. Le premesse per sperare in questo ci sono. Una parte importante del nostro lavoro» conclude Schito «sarà allora questo: sostenere con senso di responsabilità e numeri concreti il difficile compito delle nostre controparti istituzionali di scommettere sulle farmacie italiane». (SZ)
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