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Politica e Sanità

11 Settembre 2017

Concorrenza, per i medici legge è incostituzionale: da capitali attacco diretto alla professione


La legge sulla concorrenza appena approvata, che ammette in odontoiatria la preponderanza del capitale, svantaggia non solo i dentisti, ma anche i medici. E pertanto presenta profili di incostituzionalità. Il presidente della Commissione Albo Odontoiatri Giuseppe Renzo ha chiesto al comitato centrale Fnomceo di considerare un ricorso alla Consulta con quattro motivazioni precise. D'accordo con lui il vicepresidente Fnomceo Maurizio Scassola, medico, che dichiara: «Anche la professione medica non è al riparo da questa deriva. L'onda gigante del capitale sta in molte Regioni spazzando via poliambulatori, studi privati, laboratori. Dobbiamo alzare la testa e allearci con i cittadini». Nella legge 124, Renzo rileva discriminazioni sugli odontoiatri rispetto ad altri professionisti, estromissione dell'ordine professionale dai controlli e neutralizzazione del codice deontologico con conseguenze sulla salute dei cittadini. Il non aver posto un tetto al capitale -solo per gli odontoiatri, non per altre categorie - rispetto all'apporto dei professionisti ha per conseguenza la "minimizzazione della figura" del dentista, "prioritaria nello svolgimento del servizio odontoiatrico". Inoltre, a differenza che nelle società tra professionisti previste dalla legge 183/2011 (e ora un po' dimenticate), con le società di capitale «non è neanche ipotizzabile l'avvio di un procedimento disciplinare per le violazioni di carattere deontologico e per il non corretto esercizio della professione». La salute del cittadino, sottolinea Renzo, rischia di essere travolta da logiche commerciali e imprenditoriali, e rischiano di venir meno i principi cardine dell'esercizio della professione, dal «conseguimento della laurea, al superamento dell'esame di stato, all'iscrizione all'albo professionale e alla responsabilità penale che colpisce coloro che svolgono un'attività intellettuale in assenza degli anzidetti requisiti». Da medico, Scassola concorda; l'odontoiatria è l'avamposto di un attacco a tutte le professioni sanitarie:«L'onda gigante del capitale sta in molte Regioni spazzando via poliambulatori, studi privati, laboratori. Dobbiamo alzare la testa e allearci con i cittadini», afferma nel comunicato di Fnomceo. E ribadisce: «Le società di capitali stanno portando un attacco diretto alla professione medica e non solo a quella odontoiatrica. Il medico con le sue risorse non riesce a offrire il ventaglio di servizi di cui sa che i pazienti avrebbero bisogno, trovandosi di fronte il dumping di società che spuntano costi inferiori grazie alla loro organizzazione. Queste entità offrono servizi ed agevolazioni che un professionista da solo non può dare e guadagnano situazioni di monopolio e vantaggio, condizionando i prezzi. Da una parte il medico non ha la forza economica di esprimere un'offerta determinata dal rapporto diretto con la persona assistita, dall'altra nelle società spesso il paziente si trova di fronte non uno ma più operatori che si confrontano con lui. Il paziente che acquista una prestazione sanitaria va certo tutelato in simili circostanze, ma deve sapere che non si può guardare solo il lato economico».

Società di professionisti accantonate troppo rapidamente dal legislatore? «A mio avviso sì, la legge sulla concorrenza amplifica le differenze tra componente medica e componente capitali». Evocare il ricorso alla Consulta peraltro da parte Fnomceo «non vuol dire predisporsi a un muro contro muro con il legislatore ma anche sollecitarlo a riflettere sulle conseguenze di alcune sue misure. Personalmente pongo la questione del controllo dei capitali. Più volte in questo paese sono affiorate accuse di corruzione in sanità. Temiamo che il copioso afflusso di capitali dall'estero, anche da altri paesi dell'Unione Europea, per supportare società (tante stanno nascendo anche nel mio Veneto dove la sanità fin qui era in prevalenza pubblica) possa nascondere in taluni casi illegalità. E spinti come istituzione dall'impegno civile per il paese e dall'etica della professione medica chiediamo una riflessione per evitare che la legge porti a conseguenze non volute».

Mauro Miserendino

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