Politica e Sanità
20 Settembre 2017Torna sulle pagine della cronaca il tema della cannabis terapeutica, che risulta di difficile accesso per i pazienti, con disparità regionali, anche a causa di una tariffa per le farmacie del territorio, fissata dal Ministero della Salute nel dispositivo di giugno, non adeguata. A rilanciare il tema sono due inchieste pubblicate nei giorni scorsi da L'Espresso e da La Stampa. Intanto, sul fronte regionale, in Trentino una delibera della Giunta di agosto ha aggiornato la tariffa prevedendo per le farmacie che allestiscono preparazioni a base di cannabis in regime Ssn un rimborso di 12 euro al grammo contro i 9 euro. «Una situazione in cui quanto meno i farmacisti non ci perdono» spiega Paolo Betti, presidente di Federfarma Trento. Secondo quanto emerge dall'Espresso ("Cannabis, una cura miraggio"), per i pazienti trovare la cannabis terapeutica è un «calvario». In parte a causa del prezzo imposto dal ministero della salute, «un prezzo al ribasso, ovviamente. Che non garantisce ai farmacisti alcun margine di guadagno e, anzi, produce perdite nelle casse aziendali». E «il rischio è quindi che cali l'offerta di prossimità, quella della farmacia sotto casa».
Sul tema è stato avviato da giugno un Tavolo per la revisione della Tariffa nazionale dei medicinali che riunisce ministero della Salute e Federfarma, Fofi, Assofarm, Farmacie Unite, Utifar, Asfi e Sifap. Ma, continua l'Espresso, «l'inadeguatezza dell'offerta non dipende solo dal costo. C'è una disorganizzazione di fondo che unita a iter tortuosi disseminati di carte, attese, risposte e autorizzazioni, rende il processo ancor più ingarbugliato». Tempi lunghi per importare il prodotto, ma «in ogni caso la quantità annuale di questo prodotto che può arrivare in Italia ha un limite, calcolato secondo stime effettuate dal ministero». Mentre, denuncia anche la Stampa nell'articolo "Sconveniente per le farmacie. La marijuana di Stato è introvabile", la produzione made in Italy dell'Istituto Farmaceutico militare di Firenze, che comunque riguarda solo un tipo di preparato, la Fm2, «non basta». E sul fronte dell'assistenza, «spetta alle Regioni decidere quali patologie rientrano nella distribuzione gratuita e quali no. La legge nazionale era chiara, con dei paletti pensati per impedirne l'abuso e agevolarne l'uso. Ma la mutuabilità spetta alle Regioni e non allo Stato, con tutte le incongruenze e disparità che ne conseguono».
Intanto, per quanto riguarda il Trentino, continua Betti, «Federfarma insieme all'Ordine dei farmacisti e alla Asl sono stati ricevuti dall'Assessorato che ha ascoltato le nostre ragioni». Da qui la delibera della Giunta provinciale di inizio agosto «che riguarda, come condizioni cliniche riconosciute, spasticità con dolore, dolore neuropatico e dolore oncologico nei pazienti terminali e fissa la tariffa a 12 euro al grammo anziché a 9 euro. Una situazione in cui quanto meno il farmacista non ci perde. Restano però tutti i problemi amministrativi e logistici, in particolare un approvvigionamento che è lento e non tiene in conto che in molti casi ci troviamo di fronte a malati terminali». A ogni modo «nella provincia gli assistiti che fanno ricorso a tali preparazioni sono circa una cinquantina anche se le farmacie che trattano tali preparati si stanno allargano e sono oggi circa una decina». Anche dalle Marche ad agosto è arrivato un dispositivo regionale sulla cannabis, che fissa regole su prescrizione e distribuzione e tra le altre cose prevede la possibilità di progetti pilota per avviare una produzione locale.
Francesca Giani
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