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Politica e Sanità

06 Ottobre 2017

Concorso, ruralità e doppia sede: nuova interrogazione a Ministro


Sulle questioni aperte del concorso straordinario - in particolare quella che riguarda la maggiorazione per i farmacisti che hanno operato nelle farmacie rurali e la possibilità o meno di aprire una doppia sede - è stata presentata, a inizio settimana, una nuova interrogazione a risposta scritta, indirizzata al ministro della Salute, dal deputato Roberto Occhiuto (FI).
La situazione, è la denuncia, è di grande incertezza per i farmacisti assegnatari delle nuove sedi, perché le decisioni amministrative «potrebbero portare all'annullamento delle sperimentazioni concorsuali, con conseguente perdita ex abrupto tutto ciò che gli originari assegnatari hanno già realizzato, quasi sempre ricorrendo ad onerosi prestiti bancari». Secondo quanto si legge, infatti, «l'interpretazione non coordinata della normativa che disciplina il concorso straordinario ha recentemente creato numerosi casi di difficile lettura per l'apertura delle farmacie, specie in relazione alle disposizioni dell'articolo 9 della legge n. 221 del 1968 (provvidenze a favore dei farmacisti rurali), che attribuiscono al farmacista rurale una premialità di punteggio posta "a risarcimento" del proprio disagio vissuto lavorando in zone periferiche di scarso guadagno». In particolare, si legge, «eÌ accaduto che la premialità assicurata a una siffatta tipologia di professionisti, pari al 6,50 di maggiorazione sul punteggio afferente all'esercizio professionale, eÌ stata ritenuta dai Tar di Trentino Alto Adige e Basilicata come maggiorazione da attribuire ad ogni singolo farmacista componente l'associazione professionale partecipante alle prove del concorso straordinario». Il punto è che l'interpretazione è «ad avviso dell'interrogante, arbitraria e disomogenea, può mettere in crisi l'intero settore, rendendo possibili situazioni paradossali, a totale svantaggio di quei farmacisti che, in possesso di più titoli o di un esercizio professionale ultradecennale, risulterebbero emarginati in una graduatoria che vede premiate le associazioni professionali caratterizzate dalla somma numerica di quelle maggiorazioni di punteggio che il legislatore del '68 aveva inteso attribuire al farmacista rurale che partecipasse per il conferimento della titolarità di una farmacia urbana». Il problema è che «a causa di una disseminazione di decisioni dei Tar che interpretano, in un modo o in un altro, le norme di riferimento, sconvolgendo le graduatorie e le assegnazioni perfezionate dalle regioni interessate, si rischia la penalizzazione dell'intero settore e si mettono a rischio i capitali investiti dagli originari assegnatari, cui la giurisprudenza potrebbe togliere ciò che il concorso straordinario avrebbe dovuto assicurare». Anche perché «le decisioni amministrative potrebbero portare all'annullamento delle sperimentazioni concorsuali, con conseguente perdita ex abrupto tutto cioÌ che gli originari assegnatari hanno giaÌ realizzato, quasi sempre ricorrendo ad onerosi prestiti bancari». C'è poi la seconda questione: «il concorso straordinario delle farmacie necessita, peraltro, di assoluta vigilanza, dal momento che intorno ad esso pare si siano verificati tentativi di abusi esercitati da coloro i quali, contrariamente alla normativa, provano ad aprire, ovvero mantengono in esercizio entrambe le farmacie aggiudicatesi in concorsi regionali diversi. SI chiede se il Ministro interrogato, alla luce di quanto esposto in premessa, non intenda adoperarsi, con tutte le iniziative di competenza, per evitare il verificarsi di una pericolosa fattispecie che rischia sia di compromettere l'interesse pubblico e l'adeguata assistenza farmaceutica, sia di penalizzare coloro i quali, soprattutto giovani farmacisti, hanno partecipato ai concorsi de quibus risultando vincitori di sedi farmaceutiche e che rischiano ora di perdere tutto».

«Di interrogazioni parlamentari» è il commento di Luisa Pullara, avvocato che insieme alla collega Oriana Ortisi, ha seguito in diverse regioni i vincitori del concorso sulla questione della maggiorazione «ce ne sono state, in questi anni, diverse e tutte in occasione di leggi di interesse sanitario, nella speranza che la politica intervenisse sul tema e facesse chiarezza una volta per tutte. Ci auguriamo che questa sia la volta buona. C'è allo stato attuale una situazione - ed è quanto denunciato nella interrogazione - di disparità di trattamento tra le Regioni, a fronte invece di una legge che era nazionale, e soprattutto di incertezza. Il problema è di grande rilevanza perché il concorso è arrivato verso la conclusione e in molti casi le sedi sono già aperte. Siamo in una situazione di limbo ed è grande il punto interrogativo che grava su chi ha aperto una sede, a fronte di sacrifici economici e scelte di vita - non dimentichiamoci che per l'incompatibilità si sono dovuti licenziare - sulla base di una graduatoria che rischia di essere messa in discussione». Per questo, a parte le spinte sulla politica, «che speriamo possa fare chiarezza, gli occhi rimangono comunque puntati sul Consiglio di Stato e sulla Cga della Sicilia. Se in questo secondo caso, gli indirizzi seguiti fino ad ora non ci permettono di capire quale potrebbe essere l'orientamento, perché sono andati paritariamente in entrambe le direzioni, nutriamo speranze dal Consiglio di Stato».

Francesca Giani

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