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Politica e Sanità

11 Ottobre 2017

Ddl Lorenzin, Ordine medici: testo stravolto, urge fare aggiustamenti


Era stato annunciato, ed è successo. Il Consiglio Nazionale della Fnomceo, riunito a Roma in seduta straordinaria presso il ministero della Salute, ha ribadito la contrarietà all'impianto attuale dell'articolo 4 del Ddl Lorenzin relativo alla riforma degli Ordini professionali e all'unanimità conferma il ritiro da tutte le collaborazioni istituzionali, salvo l'avvio immediato di un confronto costruttivo con il governo e con tutte le forze parlamentari. Al centro dello scontro, il Disegno di Legge presentato quattro anni fa dal ministro Lorenzin che contiene anche la riforma degli Ordini delle Professioni sanitarie. Una riforma attesa da tempo ma che, dopo la travagliata navetta tra le due Camere, secondo la Federazione si è «completamente snaturata», tanto che lo stesso ministro della Salute, intervenendo per un saluto ai medici, ne ha, in un certo senso, disconosciuto la maternità. «In questi quattro anni molte cose sono successe - ha dichiarato infatti il Ministro, parlando 'a braccio' - il Disegno di legge è cambiato e ci sono i presupposti per fare emendamenti migliorativi». Ed è proprio su questo concetto che si basa il disaccordo della Fnomceo che però ci tiene a precisare il motivo di questa scelta, che è lontano da una presa di posizione rigida e conservatoristica. «La nostra decisione non vuole essere un Aventino - spiega il segretario Fnomceo, Sergio Bovenga - ma un grido di dolore. Il Ddl Lorenzin di oggi è una cosa del tutto diversa dal testo base elaborato e licenziato dal Senato. Nel frattempo l'iter emendativo, infatti, lo ha completamente stravolto e per questo motivo facciamo molta fatica a riconoscerci in ciò che è diventato, pur partendo dagli stessi presupposti». Bovenga ribadisce che la Federazione come tutti, anzi, più di tutti sollecita e aspetta da tempo una legge di riforma degli Ordini, ma non una legge qualunque. «Questa invece è una legge più attenta a meccanismi di funzionamento del mondo professionale, che non a ridefinire i ruoli dell'Ordine. Ci saremmo aspettati una legge più attenta a sviluppare ruoli e funzioni dell'Ordine in chiave moderna, a servizio dei cittadini, a sostegno della qualità della prestazione sanitaria piuttosto che una legge così minuziosa e oltremodo capziosa rispetto ad alcuni meccanismi di funzionamento, ad esempio di carattere elettorale. Ci si vogliono dare delle norme che la politica, se ci crede, farebbe bene ad applicare per se stessa». E, se condizionata dalle ingerenze della politica, secondo la Fnomceo, la professione medica e odontoiatrica non può garantire il cittadino. «Si ritiene che la discussione parlamentare sul testo in esame - si legge nel documento licenziato del Consiglio straordinario - non sarà in grado di licenziare una legge organica capace di rispondere ai principi deontologici a garanzia della salute. Si rileva che i principi espressi nella audizione della Fnomceo in data 10 ottobre 2016, presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera, sono stati disattesi». Da qui la decisione di ritirare i propri rappresentanti da tutti i tavoli istituzionali, sia nazionali sia locali. Una decisione presa a malincuore, perché come ha sottolineato il presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani, «stiamo abbandonando anche progetti importanti» ma ritenuta ormai improcrastinabile. Comunque, vertici della Fnomceo a parte, questa legge piace un po' a tutti. La vogliono le vecchie e nuove professioni sanitarie, ma anche l'industria e il mondo della ricerca che aspetta le nuove regole sui trials. Per cui, fatte alcuni aggiustamenti alla Camera, il test finale dovrebbe arrivare l'ultima settimana di ottobre per poi passare liscia (o quasi) al Senato.

Rossella Gemma

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