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Politica e Sanità

22 Novembre 2017

Opportunità lavorative, giovani pronti a lavorare all’estero per accrescere professionalità


Sono molti i giovani a ritenere che i farmacisti possano svolgere un ruolo chiave nella presa in carico del paziente cronico e tra le richieste avanzate in merito a percorsi formativi c'è anche quella di poter fare esperienze all'estero, soprattutto per imparare modelli diversi di assistenza farmaceutica e importare nuovi stimoli e idee, tanto che è il 52% a vedere nel proprio futuro professionale la possibilità di lavorare in un paese europeo e/o a contatto con colleghi europei. Sono questi alcuni dei risultati che emergono dallo studio "Agifarlab: dai giovani farmacisti il futuro della professione", presentato settimana scorsa, che si è articolato attraverso i tavoli tematici di discussione, avviati a FarmacistaPiù 2017, e con la ricerca condotta in collaborazione con la Sda Bocconi su 550 giovani farmacisti. L'indagine, volta alla rilevazione del bisogno di formazione dei giovani farmacisti, si è posta l'obiettivo di cogliere l'attuale livello di aggiornamento/specializzazione, i percorsi maggiormente utilizzati, le fonti formative più richieste, la percezione del bisogno di formazione/specializzazione. Una indagine che ha messo in rilievo come i giovani «abbiano le idee chiare» commenta Davide Petrosillo, presidente Fenagifar. «Dai tavoli sono uscite concrete proposte operative e questo è importante. A emergere è un interesse a formarsi sugli aspetti operativi della professione e su tutte le innovazioni che la stanno attraversando. Il sistema è visto in continuo cambiamento e dai giovani è stata messa in evidenza la necessità di essere informati e di crearsi degli strumenti che li mettano in grado di garantire alta qualità professionale e di aprirsi opportunità di crescita e lavorative. In questa direzione la formazione post laurea è un momento particolarmente importante». E tra i bisogni indicati dai giovani «in primis c'è la richiesta di poter fare esperienze all'estero. L'Europa presenta modelli di organizzazione dell'assistenza sanitaria e farmaceutica molto diversi. I giovani sentono quindi l'esigenza di capire da vicino le differenze, anche per portare stimoli e innovazioni nel proprio Paese. Va detto che per i giovani l'esperienza all'estero non è considerata una valvola di sfogo occupazionale, ma una vera e propria opportunità di crescita».

Tra le altre tematiche, «emerge chiaro» continua Petrosillo «il bisogno dei giovani di confrontarsi con i modelli di pharmaceutical care. Oltre il 90% dei farmacisti ritiene infatti che questa rappresenti il futuro della professione e tutto il campione ritiene che possa incidere positivamente sul fronte occupazionale». Per quanto riguarda invece la spinta a partecipare ai corsi di formazione, come viene sottolineato nel sondaggio, il 79% dei farmacisti dà molta importanza all'interesse professionale e personale, il 76% all'impatto della tematica sul lavoro quotidiano, il 63% allo sviluppo professionale, mentre raggiungere il monte crediti Ecm richiesto e lo stimolo dal datore di lavoro sono considerati molto importanti solo, rispettivamente, nel 16% e nel 17% delle risposte. In generale, "dermatologia e intolleranze sono i temi di maggiori interesse per quanto riguarda le patologie, mentre per l'area di prodotto emergono i settori degli integratori, della fitoterapia e della dermocosmesi. Per quanto riguarda le modalità formative, la maggior parte del campione indica come molto interessante la formazione residenziale ma anche quella on the job e grande efficacia (molto importante, 62%) è attribuita a laboratori di attività pratica e a Lezioni frontali integrate con esercitazioni (molto importante, 69%).


Francesca Giani

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