Politica e Sanità
27 Novembre 2017È un filo rosso quello che lega la discussione su convenzione e remunerazione alle sorti del Governo. Da un lato perché c'era stato l'impegno, assunto dalla Sisac, di un emendamento che mettesse sul piatto 30 milioni di euro per i Servizi, e bisogna vedere che destino avrà, e dall'altra per la remunerazione, che dovrebbe vedere la riapertura di un tavolo con Aifa per arrivare a un nuovo accordo. Proprio su questo fronte, per il momento, un emendamento governativo al Ddl Bilancio ha previsto la proroga di un altro anno alla nuova remunerazione.
Finora, il rinvio era stato affidato al Milleproroghe, ma settimana scorsa il Governo ha presentato un emendamento con alcune Proroghe su varie tematiche, tra cui questa, avvalorando le ipotesi della fine della legislatura al termine della sessione di Bilancio. Per il nuovo modello di remunerazione si tratta del quinto rinvio e sul tema Luigi D'Ambrosio Lettieri, componente Commissione Sanità Senato e vicepresidente Fofi, ha presentato un sub emendamento per «riportare alle scadenze naturali» la disposizione che «dal 2013 vede trascinarsi una querelle che trova solo nelle proroghe una via d'uscita» e anzi «un vicolo cieco. Mi sembra che cinque proroghe possano essere considerate una risposta irresponsabile ad un problema serio». Il nodo aperto trova riscontro anche tra le farmacie: «Le elezioni e l'insediamento di un nuovo Governo» interviene Francesco Schito, segretario generale Assofarm «hanno certamente un impatto sulle questioni aperte e sulle loro tempistiche. Il rischio è che la remunerazione resti al palo ancora per un po'. Al momento, grazie anche alla Sisac, l'idea è di riavviare il Tavolo con Aifa ma è prevedibile che la tempistica risentirà dell'attuale incertezza politica». E anche sul fronte della Convenzione la strada non sembra spianata: «Le intenzioni di tutti sono buone ma a pesare, come abbiamo più volte sottolineato sono le risorse. Nell'ultimo incontro, abbiamo presentato insieme a Federfarma una contropiattaforma e ora la Sisac la sta esaminando. Il lavoro è stato importante perché, per alcuni servizi e anche per la Dpc, abbiamo presentato un'attenta e chiara analisi del tempo necessario alla esecuzione di ogni attività. Dalla Sisac c'è stata un'apertura a riportare nella convenzione questa impostazione, ma rimandando poi alle singole regioni lettura e applicazione. E su tutto resta il tema delle risorse: dalla Sisac c'era stato l'impegno per lo stanziamento, veicolato attraverso un emendamento, di 30 milioni di euro da destinare ai servizi e da ripartire tra le regioni. Ma al momento non si è visto ancora un passo concreto dal Governo e la domanda se ci sarà una conferma - in questa legislatura? Nella nuova? - rimane». Per altro, «su tutto grava anche il fatto che poi saranno le singole regioni a mettere in campo progetti».
Francesca Giani
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