Politica e Sanità
29 Novembre 2017Se il macro-settore della salute è in costante crescita, e lo sarà anche nei prossimi anni, per raccoglierne i frutti occorre sviluppare, accanto a una valorizzazione della farmacia come bene sociale, una cultura imprenditoriale sempre più marcata. La Legge concorrenza ha dato un'accelerazione al processo ma non necessariamente gli strumenti messi a disposizione, quali per esempio la possibilità di trasformarsi in società per azioni o società a responsabilità limitata, sono convenienti per tutti e in qualsiasi momento. Per orientarsi, occorre prima definire progetto e visione della farmacia. Il suggerimento arriva da Franco Falorni, commercialista dell'omonimo studio a Pisa: «Cambiare forma societaria non necessariamente calza a tutti e certamente qualsiasi scelta va calata nella propria realtà, analizzando le necessità della propria farmacia in quel momento e anche le possibili evoluzioni. L'impresa farmacia, quand'anche costituita da più presidi, è semplice: è un'azienda che offre salute, cioè di fatto un servizio, dove entrano persone ed escono persone. Oggi abbiamo strumenti in più rispetto a poco fa: chiedersi per esempio se sia necessario per la propria situazione il passaggio a Srl o Spa è lecito, ma, quello su cui vorrei portare l'attenzione, è che la convenienza, allo stato attuale, è per pochi. Occorre considerare infatti che le Srl e le Spa hanno costi amministrativi, diritti e doveri maggiori, funzionano con regole precise e che di fatto sono obbligatorie. E i maggiori oneri rischiano, se le scelte non sono ben ponderate sulle possibilità dell'azienda, o quelle personali, sulla voglia anche di intraprendere un certo percorso, di essere gravose».
Un primo elemento di orientamento, precisa il commercialista, «è il progetto che si ha per la propria farmacia, l'evoluzione che si vuole dare all'impresa e la convinzione che si vuole mettere nel progetto. Cioè un eventuale cambio di istituto giuridico deve essere conseguente a un piano ben preciso di espansione di impresa, a un concetto di società più articolata e strutturata». Ma in generale, «la scelta dell'istituto giuridico è di fatto una funzione di una serie di fattori che vanno tutti ben valutati e ponderati, quali per esempio - per indicarne solo alcuni - il rischio di impresa che si vuole assumere, piani di acquisto di un certo numero di farmacie, la comparsa di soggetti diversi che partecipino al business, la necessità e la possibilità di recuperare risorse finanziarie in modo anche diverso da quello abituale - prestiti obbligazionari, sul mercato, e così via -, le dimensioni del progetto che si vuole intraprendere, o anche la necessità di separare la proprietà dal controllo». Inoltre è importante sottolineare l'importanza di «non sottovalutare la conoscenza, a partire dagli elementi più basilari, quali i diritti e i doveri conseguenti a ogni forma societaria, le regole civilistiche, e così via fino ad arrivare a strumenti imprenditoriali e finanziari. Il contesto in cui le farmacie si troveranno ormai sempre più a operare sarà fatto anche di fondi, di venture capital, e così via. Occorre conoscerne il funzionamento, per capire cosa aspettarsi. Chi prende le decisioni sulle strategie dei fondi ragiona per grandi sistemi e non certo su una conoscenza del settore in cui operiamo. I fondi entrano ed escono dalle imprese, e bisogna anche capire in che modo. Mi piace dire che è arrivato il momento di costruirsi una "pedagogia", perché quello che occorre capire è innanzitutto come si vive in questi contesti».
Francesca Giani
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