Politica e Sanità
01 Dicembre 2017Anche, e soprattutto, a causa dell''invecchiamento della popolazione, la politerapia è un fenomeno in costante in aumento. Si calcola che in Italia l'11% degli ultra 65enni assuma 10 o più farmaci e circa il 50% ne tra 5 e 9 (tra medicinali diversi e/o somministrazioni ripetute degli stessi durante il medesimo giorno). Allo scopo di aiutare i pazienti a curarsi in sicurezza, evitando errori ed effetti collaterali, è apparsa su "JAMA" una guida semplice per la gestione delle politerapie. Il lavoro è redatto da Graziano Onder, geriatra del Centro di Medicina per l'Invecchiamento di Università Cattolica e Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, e da Alessandra Marengoni dell'Università di Brescia e Ospedali Civili di Brescia. L'assunzione contemporanea di più farmaci si verifica quando una persona è affetta da più patologie, solitamente croniche, come l'ipertensione, l'osteoporosi, il diabete o la cardiopatia ischemica, premettono gli autori.
I rischi della politerapia però non sono pochi, spiega Onder: possono essere legati alla non corretta assunzione dei farmaci (per esempio doppia o mancata, per problemi di memoria non infrequenti specie tra gli anziani) o all'interferenza tra due o più farmaci (ossia interazioni farmacologiche che possono alterare la loro efficacia - per esempio alcuni gastroprotettori che alterano l'assorbimento di farmaci usati per il trattamento dell'osteoporosi o antibiotici e ne riducono pertanto l'efficacia. Vi è poi l'effetto che un farmaco somministrato per curare un certo sintomo può avere su un'altra condizione da cui è affetto il paziente, esacerbandola (effetto interazione farmaco-malattia), aggiunge Onder, per esempio gli antinfiammatori potrebbero aumentare la pressione arteriosa o peggiorare la funzionalità renale e pertanto non andrebbero utilizzati in chi soffre di ipertensione arteriosa o nefropatia. Dopo avere messo in guardia sui potenziali rischi legati alla politerapia, l'articolo suggerisce alcune strategie che il paziente può mettere in pratica per ridurli. «È bene avere sempre uno schema preciso delle terapie assunte, inclusi gli integratori e i prodotti erboristici che possono interferire con il corretto funzionamento di alcuni farmaci» spiega Onder. «Può essere utile coinvolgere un familiare o una persona di supporto (caregiver) nella gestione delle politerapie, specie per quei pazienti che hanno difficoltà di memoria e rischiano errori di somministrazione; ci si può aiutare anche con i dispenser giornalieri e settimanali in modo da non ripetere l'assunzione di pillole più volte o, al contrario, di dimenticare di prenderle». Inoltre è fondamentale informare il proprio medico circa tutta la terapia assunta e avere chiaro il perché un certo farmaco ci è stato prescritto e discutere con il proprio curante dei suoi possibili effetti collaterali che possono dipendere anche dalle condizioni generali di salute del singolo paziente. «Occorre inoltre rivedere periodicamente con il proprio medico lo schema terapeutico - prosegue Onder - cercando insieme a lui di semplificare e ottimizzare il più possibile la terapia. È possibile, infatti, che dopo una visita specialistica il paziente riceva una prescrizione ridondante di un farmaco che già assume o che con il tempo uno o più dei farmaci assunti possano essere 'deprescritti', per esempio dando all'assistito opportuni consigli per modificare i propri stili di vita (dieta corretta, attività fisica costante, divieto di fumo), che possano almeno in parte rendere superflua l'assunzione di una certa medicina».
Jama, 2017;318(17):1728.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29114834
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