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Politica e Sanità

28 Dicembre 2017

Rapporto Oasi: in 15 anni di calo prezzi nelle farmacie


Obsolescenza delle apparecchiature, impatto della non autosufficienza sempre meno sostenibile per le famiglie e per un mondo lavorativo che vede calare i propri redditi, progressivo invecchiamento dei sanitari e gravi difficoltà nel ricambio: pur avendo assorbito bene la contrazione di spesa negli anni della crisi l'Italia vista nel rapporto Oasi dell'Università Bocconi in prospettiva sembra avere corto respiro. In un paese con 1,34 figli per donna e una popolazione anziana che si avvia a rappresentare i due terzi di quella in età lavorativa ma con sempre minori capacità di spesa, "le condizioni che hanno consentito il precario equilibrio del welfare sono destinate a scomparire". E mentre negli ospedali si riducono le prestazioni erogate dal Ssn in regime ricovero ordinario, per il quale il 95% delle spese sanitarie sarebbe a carico pubblico, crescono le prestazioni ambulatoriali e per la riabilitazione, coperte dai cittadini direttamente per il 40 e il 52% dei casi rispettivamente.

Spesa farmaceutica pubblica - Negli ultimi anni per contenere la spesa sono state attivate misure "centralistiche", come l'istituzione di Fondi specifici per i farmaci innovativi ed innovativi oncologici, interventi dell'Agenzia del Farmaco nel valutare l'equivalenza terapeutica, e il "Decreto Appropriatezza" poi approdato in quello sui Lea. Sono stati rivisti i tetti per la spesa farmaceutica togliendo 3 punti percentuali a quella convenzionata e affidandoli alla distribuzione diretta; inoltre, dopo 15 anni di adozione del prezzo di riferimento, nelle farmacie territoriali in media i prezzi dei farmaci in fascia A sono scesi del 13%, circa un punto l'anno (dato IMS Health). A ciò si contrappone una spesa privata dei cittadini nelle farmacie di 8,4 miliardi di euro.

Consumi privati - Fra ticket, differenza nel prezzo d'acquisto tra branded ed equivalente, acquisti privati in fascia A, più acquisti in fascia C e Otc, la spesa nelle farmacie territoriali è quasi un quarto dei 38 miliardi spesi "out of pocket" per la salute. La maggior - oltre 5 miliardi - si concentra su farmaci di automedicazione Otc o con obbligo di prescrizione non rimborsabili (fascia C). Sommando i circa 5 miliardi di euro di prodotti omeopatici, ad uso erboristico, nutrizionali, integratori, presidi medico chirurgici si arriva ai circa 13,6 miliardi annui stimati da Istat nell'indagine sulla spesa delle famiglie per medicinali. Un miliardo è la differenza tra prezzo del farmaco branded e prezzo di riferimento (cioè il piùÌ basso nella lista di trasparenza), che testimonia il permanere di un legame di fiducia con il brand.

Mondo ospedaliero - La distribuzione diretta risulta produrre risparmi ma alcune ricerche sospendono questi ultimi alla qualità organizzativa degli ospedali, che è molto eterogenea, ad esempio i 30 ospedali "arruolati" nell'indagine con deficit del 20% e passa (da cui in base al Decreto Ministero della Salute del 21 giugno 2016 devono rientrare) sopportano un'incidenza del costo del personale dipendente sui ricavi media del 73% rispetto al 50% delle 44 aziende in pareggio. Altro nodo critico, il tasso medio di obsolescenza delle tecnologie: in 95 strutture, si registra una media nazionale dell'83%: molti macchinari sono prossimi alla fine del ciclo di vita economico o l'hanno raggiunta. Per il rinnovamento del parco dispositivi e farmaci è nata nel 2015 una cabina di regia sull'Health Technology Assessment Ministero della Salute-Aifa-Agenas che giudica i "nuovi acquisti" in base a criteri di efficacia, sicurezza e costo-efficacia.

Acquisti centralizzati - Emerge infine grande diversità nelle soluzioni per centralizzare gli acquisti adottati dalle regioni o dalle macro Asl. L'osservatorio sul management degli acquisti in sanità (Masan) del Cergas Sda Bocconi ha valutato attività e risparmi delle centrali acquisti raccogliendo le informazioni online sui siti e analizzando Arca (Lombardia), Estar (Toscana), Soresa (Campania) e Regione Sicilia con questionari semistrutturati. In genere la centralizzazione eÌ consistita nel delegare a un soggetto unico l'attività di gestione della gara d'acquisto. In futuro, anche a fronte dei processi di fusione delle Asl (ormai solo 120, una ogni 500 mila abitanti e passa), il tema sarà "riqualificare le centrali verso ruoli piùÌ strategici".

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