Politica e Sanità
16 Gennaio 2018La sentenza con cui il Tar Lazio ha respinto il ricorso di numerose farmacie grossiste per l'annullamento del documento "Testo condiviso distribuzione medicinali", siglato l'8 settembre 2016 da istituzioni e filiera, non riconosce al documento alcuna valenza provvedimentale «secondo un'interpretazione che non può incidere sugli interessi dei ricorrenti non vietando loro, direttamente, di fare alcunché». Con questa lettura della sentenza n. 12624 pubblicata il 22 dicembre 2017, l'avvocato Claudio Duchi del Studio Legale Cavallaro, Duchi e Lombardo - Iusfarma interviene sul tema di cosa possano fare le farmacie grossiste spiegando le ragioni per cui la questione non è ancora chiusa. Secondo l'avvocato l'argomento di cosa possano legittimamente fare le farmacie che abbinano alla autorizzazione alla vendita al pubblico l'autorizzazione alla distribuzione intermedia dei medicinali, «è di quelli che, trascinandosi da anni e coinvolgendo problemi giuridici non particolarmente sottili».
Nel caso specifico, aggiunge, «si è trattato di un esito piuttosto scontato» ma la sentenza è stata interpretata «come una negazione definitiva delle pretese delle farmacie grossiste. Ma le cose non stanno così». E spiega: «Il Tar Lazio ha già avuto occasione di affermare che nulla vieta di acquistare i medicinali con il codice univoco delle farmacie e poi trasferirli al distinto magazzino all'ingrosso del medesimo soggetto farmacia-grossista a mezzo di d.d.t. (documento di trasporto interno, ndr.) (ovviamente a titolo gratuito poiché la vendita presuppone che venditore e acquirente siano soggetti diversi) in funzione della successiva vendita a terzi operata in qualità di grossista. Questi aspetti così come tutti gli altri profili di merito non sono stati minimamente affrontati dal Tar Lazio nella sentenza depositata il 22 dicembre scorso che perciò non può essere presentata come un approdo negativo, per di più definitivo, per le farmacie grossiste. La questione dunque non è chiusa e neppure sta prendendo una brutta piega per le farmacie grossiste» conclude l'avvocato.
Simona Zazzetta
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