Politica e Sanità
23 Febbraio 2018Siglata la pre-intesa per il rinnovo del contratto del comparto sanità che riguarda circa 540 mila lavoratori tra infermieri, operatori sanitari e amministrativi del Sistema sanitario nazionale. L'aumento delle retribuzioni sarà mediamente di 85 euro a partire dal prossimo mese di marzo. Grande soddisfazione sul fronte sindacale «Ci sono sostanziali miglioramenti, è un passo per restituire dignità a lavoratori» afferma la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, commentando la sigla in sede Aran dell'ipotesi di rinnovo del contratto del comparto Sanità. La pre-intesa per il rinnovo del contratto nazionale della Sanità pubblica per il periodo 2016/2018», spiega Sorrentino, arriva dopo «una lunga trattativa no stop, partita alle 10 del 22 febbraio e conclusasi intorno alle 13.50 di oggi, circa 28 ore dopo, che ha portato ad un'intesa tra sindacati e Aran che interessa 550 mila lavoratori del comparto». Tra i punti principali dell'intesa, sottolinea la Fp Cgil, «è stato raggiunto l'obiettivo di erogare per il 2018 aumenti retributivi fino a 95 euro mensili, inoltre arriveranno gli arretrati del 2016 e 2017 e ripartirà la contrattazione per il trattamento accessorio; realizzato un reale e visibile aumento dei diritti con un avanzamento complessivo degli istituti dei rapporti di lavoro: permessi, congedi, ferie, malattie».
Ed ancora: «sono previsti - rileva il sindacato - 91 euro pro capite per incrementare i fondi della produttività e rivalutare le indennità a seguito della contrattazione integrativa (a partire da notturno, pronta disponibilità e festivo); garantiti fino a 15 minuti di tempo di vestizione, innalzabili in contrattazione aziendale; su assunzioni, formazione, risorse aggiuntive e riorganizzazioni si apre un confronto regionale vero». Inoltre, la pre-intesa prevede: «niente deroghe sui riposi, rispettato l'orario di lavoro; estensione, da subito, del sistema indennitario agli operatori socio-sanitari e agli assistenti sociali; più ruolo alle Rsu: potenziata la contrattazione decentrata e semplificati i fondi per la contrattazione; entro luglio un nuovo sistema di classificazione; un nuovo sistema di incarichi di coordinamento». Infine, conclude il sindacato, «escluso il Jobs Act, a partire dal mantenimento dell'articolo 18, ed eliminata la legge Brunetta».
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