«Ci sono tante persone, e tristemente anche alcuni medici, che in passato hanno a lungo raccontato bugie, ed è molto facile impaurire le persone. Inoltre, ormai non si ha più memoria delle malattie che i vaccini prevengono. Fino a poche decine di anni fa non era raro, per un genitore, vedere l'amichetto del proprio figlio finire, nel giro di una settimana, in carrozzella o nel polmone di acciaio a causa della poliomielite. Era quindi molto facile convincere le persone a vaccinarsi». Così Roberto Burioni - ordinario di Microbiologia e virologia presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - nell'intervista in uscita sul numero 3/2018 di Punto Effe. Da tempo Burioni affianca all'attività di studioso quella di divulgatore (anche se lui non si definisce così), con una forte presenza sui social network: «Ho cominciato perché non volevo fossero territorio esclusivo di persone che dicevano bugie sui vaccini, mettendo in pericolo tutta la nostra comunità. Sono un professore che si è messo a fare lezione su Facebook. Il fatto che questo abbia avuto successo probabilmente dimostra che ce n'era bisogno».
Un primo bilancio sulla recente normativa riguardante le dieci vaccinazioni obbligatorie? «Stanno cominciando ad affluire dei dati iniziali che sembrano essere molto lusinghieri. In alcune regioni sembra che ci sia stato un notevole aumento del tasso di bambini vaccinati, ma è ancora presto per parlare delle conclusioni. Certamente l'introduzione dell'obbligo vaccinale è un fatto positivo, imposto dal fatto che le persone non si vaccinavano spontaneamente». Senza dimenticare che «per ottenere l'immunità di gregge la percentuale di persone vaccinate deve essere la più alta possibile. In genere si usa indicare una percentuale del 95 per cento, ma si tratta di una media. Se in una zona geografica la percentuale è sensibilmente inferiore, non vi sarà allora alcuna garanzia di protezione».
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