Politica e Sanità
29 Marzo 2018Paesi a reddito basso e medio alimentano in maniera considerevole il continuo aumento dell'uso umano mondiale di antibiotici, salito del 39% tra il 2000 e il 2015, scrivono gli autori di uno studio pubblicato su Pnas. E tutto questo succede nonostante la minaccia di una crisi sanitaria globale nella resistenza agli antibiotici in quanto, mentre è fondamentale la riduzione dell'uso inutile di antibiotici, è anche necessario aumentare l'accesso agli antibiotici nei paesi a basso reddito, poiché lì si rilevano i più alti tassi di malattia e morte per cause infettive, sottolineano i ricercatori. «La resistenza agli antibiotici è un problema di salute globale; quando emerge in un punto, si diffonde rapidamente in altre parti del mondo. Lo studio sottolinea la necessità di una sorveglianza globale coerente della resistenza agli antibiotici e delle politiche per ridurre l'uso non necessario di antibiotici» ha affermato Eili Klein, del Center for Disease Dynamics, Economics & Policy (Cddep) di Washigton D.C., prima autrice del lavoro. Lo studio, che ha analizzato il consumo di antibiotici umani in 76 paesi, ha stimato che l'uso globale totale di antibiotici nell'uomo sia stato pari a 35 miliardi di dosi giornaliere definite (Ddd) nel 2015, un aumento del 65% rispetto al 2000, mentre il tasso di consumo sarebbe aumentato del 39%, da 11,3 a 15,7 Ddd per 1.000 abitanti al giorno.
L'uso di antibiotici nei paesi a reddito basso e medio è aumentato del 114% in totale e del 77% su 1.000 abitanti al giorno tra il 2000 e il 2015, in parte per l'aumento della popolazione. Alcuni paesi a reddito basso e medio avevano tassi di consumo che superavano quelli dei paesi ad alto reddito, ma molti presentavano ancora tassi di consumo pro-capite notevolmente inferiori rispetto a questi ultimi. Per le penicilline ad ampio spettro, la classe di antibiotici più comuni, si è visto un aumento del consumo del 36% tra il 2000 e il 2015 a livello globale, ma l'aumento maggiore è stato nei paesi a basso e medio reddito, dove il tasso di consumo di antibiotici è aumentato del 56%, rispetto al 15% nei paesi ad alto reddito. Gli aumenti del consumo dei paesi a reddito basso-medio sono stati trainati in gran parte dalla crescita economica. Nonostante i crescenti tassi di utilizzo di antibiotici in tutto il mondo, i risultati suggeriscono che è possibile ridurne il consumo, come si è verificato nel periodo di studio nei paesi ad alto reddito, seppur in misura lieve. «Questo fenomeno» commenta i dati della ricerca Fausto Francia, presidente della Siti, la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica - desta moltissime preoccupazioni; alcune proiezioni prevedono che nel 2030 le patologie legate all'antibiotico resistenza possano diventare la prima causa di morte nei Paesi sviluppati. È un problema ben conosciuto su cui numerose società scientifiche, e la Siti in particolare, stanno lavorando da alcuni anni». Il presidente sottolinea che il problema è particolarmente grave proprio in Italia: «Una ricerca dimostra che il nostro Paese, dopo la Grecia, è quello che consuma più antibiotici pro capite e che la conoscenza del problema da parte della popolazione è il più basso in Europa, quindi in generale gli italiani non sanno neppure che esista l'antibiotico resistenza».
PNAS 2018. Doi: 10.1073/pnas.1717295115
http://www.pnas.org/content/early/2018/03/20/1717295115
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