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Politica e Sanità

07 Aprile 2018

Contratto dipendenti parafarmacia, farmacisti non titolari: variabilità a macchia di leopardo


Quella dei farmacisti dipendenti di parafarmacia è una situazione a macchia di leopardo, che vede tanto un'applicazione del contratto delle farmacie private, quanto di quello del commercio e, all'interno di questo, inquadramenti che vengono effettuati nei diversi livelli, con una variabilità a seconda dei territori, delle dimensioni, dei fatturati e soprattutto tra presidi privati o di catene. Ma il nodo su cui occorre riflettere è che il farmacista - che sia in farmacia o in parafarmacia - è una figura altamente qualificata, tenuta all'aggiornamento continuo, che ha a che fare con la salute dei cittadini e in capo a cui ricadono una serie di responsabilità e doveri: questo dovrebbe essere la pietra miliare per ponderare la retribuzione, che, in ogni caso, non risulta adeguata e tanto meno lo è se si prende a riferimento il contratto delle farmacie private, per altro fermo da anni.
A lanciare la riflessione Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, che fa il punto: «In mancanza di un riferimento contrattuale specifico, le situazioni sono varie: sul territorio si riscontra tanto una applicazione del contratto delle farmacie private, forse più frequente nel caso di parafarmacie di privati, soprattutto quando il titolare è anche titolare di farmacia, o il contratto del commercio, soprattutto nel caso di parafarmacie legate alla Gdo. In questo caso, poi, anche a seconda della catena, vari possono essere i livelli di inquadramento, dal primo livello, che dovrebbe essere quello più adatto alla qualifica del farmacista, fino al quarto, con differenze sulla busta paga. Nel caso del primo livello di media parliamo di 2170 euro lordi al mese a cui si possono aggiungere bonus, premi di produzione e così via. Per quanto riguarda il riconoscimento dello straordinario si prevede il 15% dalla 41esima alla 48esima ora settimanale e del 20% oltre la 48esima ora». La cifra «è più alta di quella che è la retribuzione lorda mensile del contratto di farmacia privata (1900 euro), quanto mai non adeguato, se si considerano oltretutto le responsabilità che si hanno nella gestione della ricetta, le complessità burocratiche per esempio per Dpc e Cup, le competenze per la farmacia dei servizi, e le responsabilità». Ma comunque «non sempre, anche all'interno del contratto del commercio, viene applicato, come dovrebbe, il primo livello». La riflessione è che «il farmacista - ovunque lavori - è una figura altamente qualificata e specializzata, che, non solo, è laureato, ma conta su un aggiornamento che, da obbligo di legge, è costante e continuo. La relazione con il paziente, il consiglio, la gestione del farmaco comportano responsabilità molto elevate e nel definire la retribuzione occorre tenere in conto tutte queste considerazioni. Le retribuzioni attuali - e soprattutto quelle relative al contratto dei dipendenti di farmacia - sono al di sotto del riconoscimento del valore di questa professione». L'auspicio «è che si possa correggere questa situazione ma l'appello ai colleghi è anche quello di partecipare alla vita sindacale, di organizzarsi, perché dove c'è un fronte più compatto tra i lavoratori migliora anche la possibilità di tutelare i diritti e di farsi sentire».

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