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Politica e Sanità

19 Aprile 2018

Servizi in farmacia, buone prospettive per quelli smart. Ecco su quali puntare


Tra le motivazioni che possono spingere ad attivare servizi in farmacia ci sono la fidelizzazione dell'utenza, il consolidamento della propria posizione sul territorio, il ruolo di presidio sanitario, la competitività, e così via. Ma quali sono i servizi che incidono maggiormente sui bisogni della popolazione o con più ritorni in termini di salute (e quindi più apprezzati dalle istituzioni)? Quali quelli su cui c'è più spazio di crescita per la farmacia? Quali invece quelli meno adatti a un'immagine di operatore sanitario?

Ne abbiamo parlato con Francesco Schito, Segretario Generale Assofarm, che spiega: «A dare il senso di un'azione attiva del farmacista come avamposto di sanità per i cittadini, integrato nel Ssn, sono in modo particolare i servizi cognitivi e tra questi, in particolare, la presa in carico del paziente che veda un intervento nell'ambito dell'aderenza alla terapia. Questi rappresentano la frontiera delle farmacie, la scommessa in termini di evoluzione in grado di garantire un ruolo alla farmacia e competitività rispetto ad altri soggetti, che, presto o tardi, si affacceranno in maniera più massiva sul settore. Ma si tratta di servizi da condurre in partnership con medici delle cure primarie, infermieri e altre figure sanitarie, che richiedono una base strutturale, a partire dal Dossier farmaceutico, e soprattutto, per riuscire a portarli a sistema, uno sforzo di volontà da parte di tutti i componenti della professione. Ci sono, però, una serie di importanti servizi di prossimità, che rappresentano uno strumento di supporto e di vicinanza ai cittadini, che sono in grado di dare valore alla farmacia, costruire l'immagine di presidio di sanità e consolidare i rapporti con le istituzioni, laddove soprattutto si realizzano ricadute positive, in termini di risparmio di personale impiegato se non addirittura di minori accessi a ospedali e pronto soccorso».

In questa direzione, «vanno i servizi di tipo amministrativo, come il Cup, di carattere sociale, come la consegna a domiciliare, o sanitario, come educazione sanitaria e screening». Ma in una valutazione, tante sono le considerazioni da fare e riguardano anche le possibilità organizzative: «Un servizio di grande valenza sociale è la consegna dei farmaci a domicilio, realizzato in varie esperienze. Si tratta tuttavia di un servizio che al momento non è stato pienamente utilizzato dai cittadini e vede ancora numeri bassi. Spesso il paziente si appoggia a una sua rete, dal vicino di casa a un amico e così via. Mentre una opportunità potrebbe essere quella di far evolvere il servizio domiciliare verso un supporto personalizzato sul farmaco, con informazione, aderenza alla terapia, e così via. Questo naturalmente implica la presenza del farmacista e richiede da parte delle farmacie un maggior livello di organizzazione e probabilmente maggiori costi. Ci sono anche in questo caso esperienze locali o anche di singole farmacie che hanno funzionato, soprattutto in territori meno presidiati da altri servizi sanitari». Un elemento da tenere in considerazione è il fatto che «il farmacista è una figura autorevole dal punto di vista sanitario, di cui il cittadino si fida. Questo è una leva non indifferente e colloca il farmacista in una posizione di rilievo rispetto anche ad altri attori». In questa direzione, ecco che «si potrebbe sfruttare di più il ruolo di comunicatore nelle campagne di educazione sanitaria. Uscendo anche dai confini della farmacia, per entrare nella scuola, nelle case di cura, e così via».

Tutti strumenti per rafforzare la «presenza delle farmacie nelle comunità e un ruolo di presidio». Un ambito su cui «si può fare di più è la prevenzione, in particolare gli screening. Anche in questo caso, si tratta di servizi qualificanti, che avvicinano la popolazione e che possono avere ricadute positive in termini di salute e quindi di minor costi per le strutture sanitarie. È stato dimostrato, dalle recenti campagne, che se la farmacia partecipa a campagne di screening l'aderenza dei cittadini aumenta e può passare anche da un 20% a un 45-50%». E sempre in tema di prevenzione una frontiera «è rappresentata da tutto il settore delle App a cui le farmacie potrebbero avvicinarsi». Le considerazioni di partenza sono che «si stima che si passi in media oltre cento minuti al giorno su smartphone. Se è vero che i millennials frequentano con minore assiduità le farmacie, è vero pure che la fascia di popolazione di 40-50 anni ha dimestichezza con il web da ormai quasi trent'anni. Su questi temi, i farmacisti potrebbero essere più propositivi e al momento c'è poca offerta, mentre possono essere importanti strumenti nella direzione della prevenzione e dell'aderenza». Mentre, dall'altro lato, «occorre fare attenzione quando si entra nei servizi di tipo diagnostico, di primo e secondo livello, dove è fondamentale affidarsi a strumentazioni certificate e a eventuali soggetti terzi di garantita professionalità.
Francesca Giani

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