Politica e Sanità
18 Aprile 2018Nel 2017 il valore degli accordi di acquisizioni e fusioni (M&A) nel settore salute e Healthcare in generale, ha registrato un valore totale di 332 miliardi di dollari, quelli di Private Equity è arrivato a 12.8 miliardi (dai 4.6 miliardi del 2016), ma la novità è rappresentata dall'ingresso di nuovi player non appartenenti al mondo dell'Healthcare come Apple, Amazon, Samsung e Tencent. È quanto emerge dall'ottavo Global Healthcare Private Equity and Corporate M&A Report 2018 presentato da Bain & Company che in generale conferma "un aumento significativo degli investimenti nel settore, capace di resistere alla recessione" e "nonostante lo scenario globale di incertezza politica ed economica".
L'elemento, che secondo gli analisti, ha maggiormente caratterizzato il 2017 è stato il "cambiamento dei confini del settore: con deal tra realtà appartenenti a snodi diversi della value chain e l'ingresso di nuovi player non appartenenti al mondo dell'Healthcare come Apple, Amazon, Samsung e Tencent". Gli investitori hanno "continuato a guardare con forte interesse ai trend che rendono il settore Healthcare fortemente attrattivo: invecchiamento della popolazione, la crescita di malattie croniche, il continuo sviluppo di farmaci e dispositivi innovativi e un sistema di distribuzione ancora frammentario e in gran parte inefficiente, pronto ormai per andare incontro alla necessaria discontinuità e consolidamento".
E questi sono i numeri: 332 miliardi di dollari è il valore degli accordi conclusi nel settore e 12,8 miliari di dollari per quelli di Private Equity (dai 4.6 miliardi del 2016) con una numerica di operazioni che ha raggiunto le 70 nel 2017 (a fronte delle 49 nel 2016). Con questi numeri le operazioni di Private Equity nel settore hanno raggiunto una quota del 11% sul totale transazioni nel 2017, in forte crescita rispetto al 4% del 2016. «Anche in Italia il settore mostra una continua crescita di operazioni di M&A sia da parte del Private Equity, fortemente interessato a un settore in espansione, molto importante per il nostro Paese, e con ancora forti margini consolidamento, sia da parte dei player industriali come leva strategica per rafforzare il proprio portafoglio e/o sviluppare un differente posizionamento » dichiara Valerio Di Filippo, Partner di Bain & Company Italia. «La domanda crescente di M&A unita al contesto macro-economico generale (es. basso costo del debito) ha determinato dei livelli di valutazione degli asset ai massimi storici (in Europa i multipli per aziende Biopharma hanno raggiunto un valore di 15 volte l'EBITDA); l'elevato costo di ingresso delle operazioni impone quindi agli investitori una attenta misurazione delle sinergie (strategiche, di ricavo o di costo) generabili: se gli operatori di Private Equity hanno iniziato a incorporare questa valutazione già nel processo di Business Due Diligence, i player industriali devono essere sempre più selettivi nell'identificare le (poche) aree strategiche con maggiore opportunità di generazione di valore su cui focalizzare le attività e gli investimenti di Business Development».
«Recentemente nel mercato italiano i fondi di Private Equity hanno concentrato l'attenzione sui quei segmenti della catena del valore dell'Healthcare che sono tipicamente di supporto e di servizio alle aziende farmaceutiche e medtech quali i CMO e CDMO sia produttivo che di packaging - sottolinea Lorenzo Ferroni, Partner di Bain & Company Italia L'obiettivo è quelle di costruire piattaforme locali da far evolvere in aziende attive a livello europeo sfruttando la forte frammentazione di questi mercati - quindi le sinergie generabili attraverso processi di aggregazione - e il continuo e progressivo trend delle aziende farmaceutiche e di medtech di esternalizzare attività non considerate core per ridurre complessità gestionale e flessibilizzare investimenti e costi operativi».(SZ)
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