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Politica e Sanità

21 Aprile 2018

Tirocinio extracurriculare, persiste l’abuso ma la giurisprudenza è chiara


L'uso del tirocinio extracurriculare per i farmacisti è una pratica ancora presente e non solo in quelle Regioni che non hanno, a oggi, recepito l'accordo Stato-Regioni del 25 maggio 2017 di aggiornamento delle linee guida che ha esplicitato il divieto di attivazione di "tirocini in favore di professionisti abilitati o qualificati all'esercizio di professioni regolamentate, per attività tipiche ovvero riservate alla professione".
«Una situazione che continuiamo a rilevare un po' su tutto il territorio» fa il punto Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari (Sinasfa), «sia attraverso le segnalazioni dei colleghi sia anche mediante gli annunci di ricerca di personale per posizioni di stage destinati a farmacisti. Nella mia regione, in Campania, manca ancora il recepimento dell'Accordo e ci stiamo muovendo perché questo avvenga il prima possibile, ma abbiamo osservato, dalle segnalazioni che ci arrivano, che lo stage viene utilizzato anche laddove le Regioni hanno una delibera al riguardo». Per quanto concerne la situazione tra le Amministrazioni, come emerge da un approfondimento di Fpress del 10 aprile, «mancano all'appello cinque Regioni, Provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Toscana, Umbria e Sardegna, che continuano a fare riferimento alle linee guida del 2013, prive dell'esplicito bando sui tirocini extracurriculari», ma oltre tutto «delle undici Regioni che hanno adottato l'intesa, otto hanno recuperato fedelmente nel proprio regolamento la disposizione delle linee guida sui tirocini nelle professioni regolamentate; tre, Campania, Sicilia e Veneto, invece non l'hanno fatto».
«L'Accordo» continua Imperadrice «era stato fortemente voluto dall'Ordine di Roma, grazie al suo presidente Emilio Croce, che si è battuto a lungo perché fosse esplicitato il divieto di uso dello stage per farmacisti abilitati. Ma, al di là delle Linee guida, il nodo della questione è legato al concetto stesso di stage. In generale - e questo vale per tutti -, se si riconosce la necessità di formare un giovane e avviarlo al lavoro, e quindi si prevede questa modalità specifica, è evidente che il rapporto e le mansioni non possono essere equiparabili a quelle di un dipendente con contratto subordinato, e laddove, invece, lo sono, c'è una applicazione non appropriata del tirocinio». A ribadire questo principio «sono in primo luogo i controlli da parte dell'ispettorato del lavoro e la giurisprudenza, in caso di contenzioso, che tendono ad andare in questa direzione». Per di più, «per quanto riguarda il farmacista c'è, oltre tutto, il fatto che già durante l'università effettua un tirocinio formativo e, per altro, è iscritto a un albo che lo abilita e ne certifica la professionalità. Il farmacista uscito dalla università ha quindi già seguito un percorso di formazione e non ha certo la necessità di essere avviato al lavoro. Queste considerazioni sono vere per tutte le Regioni, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno la delibera di recepimento delle linee guida». Detto questo, «resta invece la situazione di grave disagio che l'abuso di tirocini extracurriculari produce non solo sul giovane che se lo vede applicare ma, in generale, per la situazione occupazionale, con ricadute su tutti i non titolari, e, non da ultimo, per i titolari delle farmacie vicine. Chi utilizza impropriamente lo stage, crea infatti una situazione di concorrenza sleale rispetto chi applica in maniera appropriata la normativa. Dal nostro punto di vista, poi, si tratta di una occasione in meno di assunzione e questo, in una situazione di crisi occupazionale come quella attuale, ha un peso ancora maggiore. Infine, per quanto riguarda il farmacista che si vede applicare lo stage ci sono una serie di considerazioni di grande impatto: innanzitutto una perdita economica, legata al fatto che lo stage prevede, se va bene, un rimborso spese, poi una perdita dei contributi pensionistici, ma oltre tutto si erode il periodo di agevolazione contributiva all'Enpaf limitata a cinque anni anche non continuativi di disoccupazione (sette fino a dicembre) con un grave danno in prospettiva futura. Siamo di fronte a una situazione da sanare che richiederebbe un intervento a più livelli». In primis, da parte della politica «che, soprattutto per quanto riguarda settori complessi come il nostro, spesso non ha quelle conoscenze approfondite che permettono di normare al meglio i contesti in modo che non si creino disagi. E poi anche da parte di tutte le componenti della professione, perché, come ho messo in luce, la situazione ha ricadute su tutti».
Per questo, «chiediamo anche un supporto a Federfarma che tramite le sue organizzazioni provinciali e regionali ci aiuti a fare pressioni perché anche le regioni che non hanno ancora deliberato sul tema si mettano in regola e perché si avvii un percorso di sensibilizzazione delle farmacie che ancora ricorrono a questo strumento, indirizzandole verso modalità consone e appropriate di assunzione dei farmacisti». Ma, conclude il Sinasfa, «facciamo anche un appello ai neolaureati e agli studenti universitari, perché si rivolgano al sindacato anche come punto di riferimento e di orientamento nel mondo del lavoro».

Francesca Giani

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