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Politica e Sanità

27 Aprile 2018

Enpaf, Filcams Cgil: trovare soluzione per contributo disoccupazione entro 2018


Una contribuzione proporzionale al reddito da professione che sui dipendenti pesi meno dell'attuale 15% del contributo pieno, una percentuale sul fatturato Ssn dovuta da tutte le farmacie e, in misura diversa, anche dalle farmacie "dei capitali", una soluzione per i farmacisti che hanno accumulato più di cinque anni di disoccupazione con la perdita della possibilità dell'agevolazione contributiva all'Enpaf e per chi ha avuto carriere discontinue in modo che possa usufruire del cumulo non oneroso. Queste le proposte della Filcams Cgil che ha partecipato all'incontro plenario con l'Enpaf del 23 aprile a Roma, per rappresentare i farmacisti dipendenti delle farmacie pubbliche e private riguardo alla riforma del Regolamento previdenziale. Il sindacato, in un comunicato pubblicato sul proprio blog, ricorda che il perimetro normativo di riferimento, per parlare di riforma del Regolamento previdenziale, sono «la legge del 1946 che regolamenta l'Ordine professionale e obbliga tutti i farmacisti iscritti a essere anche iscritti alla cassa di previdenza, e l'attuale legge che regola la stabilità finanziaria degli Enti previdenziali e quindi sottopone ogni modifica dei loro Regolamenti all'approvazione del Ministero dell'Economia, per garantire una sostenibilità a 50 anni».

E sottolinea che, come ricordato al tavolo di lunedì scorso, «cambiare queste due leggi sarebbe molto più complesso delle modifiche del Regolamento e richiederebbe quantomeno una volontà coesa di tutta la professione a partire dalla Fofi». Modifiche che secondo Filcams Cgil «in nessun caso dovrebbero peggiorare il carico contributivo che grava sui farmacisti che lavorano come dipendenti obbligati alla doppia contribuzione, considerata anche la situazione attuale del mercato del lavoro nel settore, che mette in difficoltà nel mantenere l'iscrizione all'Ordine». Una soluzione che «pur con sfumature diverse le rappresentanze sindacali dei dipendenti e le associazioni professionali dei non titolari di farmacia paiono trovare condivisibile» è la contribuzione «proporzionale al reddito da professione, che per i dipendenti gravi meno dell'attuale 15% del contributo pieno, tenendo conto che versano già all'Inps come primo pilastro contributivo. A ognuno poi la responsabilità di scegliere se integrare la propria pensione futura di primo pilastro con l'adesione alla previdenza complementare a cui versare il Tfr».

Sul fonte dei titolari, «la percentuale sul fatturato Ssn dovuta a Enpaf da tutte le farmacie pubbliche e private, e sarà dovuta seppur in misura diversa anche dalle farmacie "dei capitali", deve continuare a produrre effetti sul ritorno previdenziale di tutti coloro che professionalmente svolgono il compito dell'erogazione del farmaco ai cittadini, e quindi di tutti i farmacisti iscritti alla cassa». Per accedere alla riduzione del contributo disoccupazione Filcams Cgil la necessità di «non arrivare alla fine del 2018 senza aver trovato una soluzione per i farmacisti che avendo accumulato più di cinque anni di disoccupazione per i criteri Enpaf - che può anche voler dire aver lavorato cinque mesi l'anno - non avrebbero più la possibilità di chiedere la riduzione del contributo negli anni successivi se permangono in disoccupazione. Se, come sostiene Enpaf, non è possibile avere l'autorizzazione del Ministero a prorogare la deroga a 7 anni della contribuzione ridotta, è urgente trovare un altro meccanismo che non li costringa alla cancellazione dall'Ordine». La Filcams ha chiesto «anche una soluzione per la situazione di chi ha avuto carriere discontinue, e ora si trova una regolamentazione della possibilità del cumulo non oneroso dei periodi non coincidenti tra casse diverse dato dalla legge 232 del 2016 che non consente di tener conto del riscatto degli anni di laurea in Enpaf ai fini della maturazione del diritto, neanche per chi li ha riscattati con i Regolamenti previgenti e potrebbe usufruire ora della nuova normativa sul cumulo». (SZ)

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