Politica e Sanità
03 Maggio 2018Le farmacie sono invitate a una "particolare cautela" nel valutare la opportunità di porre in vendita alcuni prodotti a base di canapa (cannabis sativa), attualmente reperibili in alcuni esercizi commerciali, in quanto la normativa in materia manca di un decreto ministeriale, che non è stato ancora emanato sui livelli di residui di Thc negli alimenti e, nel frattempo, sono in corso campionamenti di tali prodotti da parte del Nas. A metter in guardia i farmacisti sull'opportunità di avviare questo tipo di scelta commerciale è una circolare di Federfarma che risponde a richieste di chiarimento ricevute in merito. Il sindacato richiama gli attuali riferimenti normativi, in particolare la legge 2 dicembre 2016, n. 242 "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agro-industriale della canapa" che consente la coltivazione senza preventiva autorizzazione per diversi usi, come la realizzazione di alimenti e cosmetici, ma non si applica alle varietà di canapa soggette al Testo Unico stupefacenti di cui al DPR 309/90. In particolare, nella 242 due articoli sono di "particolare rilievo".
L'art. 4 che fissa i limiti massimi di Thc nelle coltivazioni che, se superiori allo 0,6%, possono comportare il sequestro o la distruzione delle coltivazioni stesse e l'art. 5 che rinvia a un decreto del Ministero della Salute, da emanare entro sei mesi, la definizione dei livelli massimi di residui di Thc ammessi negli alimenti. Il decreto ministeriale però non è stato ancora emanato lasciando, di fatto, "margini di incertezza per un compiuto inquadramento" della tematica. Nel frattempo, peraltro, i Nas stanno eseguendo campionamenti di tali prodotti. Tali circostanze, suggerisce Federfarma, "non possono non indurre una particolare cautela nel valutare la opportunità di porre in vendita in farmacia i prodotti in questione". (SZ)
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