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Politica e Sanità

14 Maggio 2018

Spesa farmaci convenzionata 2017: calo dei consumi, in crescita la Dpc


Spesa farmaceutica netta Ssn in calo (-1,9% vs. 2016) nel 2017, diminuzione di consumi, un rilevante incremento della spesa (+13,3%) e del numero di pezzi di farmaci (+11%) erogati in distribuzione per conto (Dpc) e un incremento della spesa complessiva per farmaci acquistati direttamente dalle strutture pubbliche che nel 2017 è stato pari al +3,9%. Questo il quadro generale dell'andamento della spesa farmaceutica convenzionata nel consuntivo 2017 trasmesso da Federfarma. A livello nazionale, commenta il sindacato "prosegue il trend di riduzione della spesa per farmaci erogati dalle farmacie nel normale regime convenzionale". Tale calo "è stato determinato da una diminuzione del -1,2% del numero delle ricette Ssn e da un'analoga riduzione del valore medio della ricetta (netto -0,7%; lordo -0,4), conseguente alla diminuzione del prezzo medio dei farmaci prescritti in regime convenzionale (-0,7%)".

Nell'anno passato le ricette risultano "oltre 580 milioni, pari in media a 9,57 ricette per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del Ssn sono state oltre 1.103 milioni (-1,2% rispetto al 2016). Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 18,2 confezioni di medicinali a carico del SSN, di prezzo medio pari a 9,42 euro (9,48 euro nel 2016)". Il contributo diretto delle farmacie, al contenimento della spesa, tra sconto per fasce di prezzo, pay-back, trattenuta dell'1,82% sulla spesa farmaceutica, "nel 2017, è stato di circa 670 milioni di euro". Federfarma ricorda che lo sconto a carico delle farmacie ha un carattere progressivo, cioè "aumenta all'aumentare del prezzo del farmaco, facendo sì che i margini reali della farmacia siano regressivi rispetto al prezzo. Le farmacie rurali sussidiate e le piccole farmacie a basso fatturato Ssn godono di una riduzione dello sconto dovuto". Nell'anno passato risulta aumentata l'incidenza di ticket, passata dal 14,2% del 2016 al 14,4% del 2017. Nelle Regioni con ticket più incisivo le quote di partecipazione hanno un'incidenza sulla spesa lorda tra il 12,3% e il 20,9% (in Valle d'Aosta). Complessivamente i cittadini hanno pagato oltre 1,5 miliardi di euro di ticket sui farmaci, di cui più del 67% (dato Aifa) dovuto alla differenza di prezzo rispetto al farmaco equivalente meno costoso. Sul fronte regionale il calo di spesa più evidente si registra in Puglia, Sardegna, Sicilia, dove è correlato a un sensibile calo del numero delle ricette.

"In controtendenza la Lombardia, l'unica a far registrare un incremento di spesa, nonostante il calo del numero delle ricette. L'aumento di spesa - spiega la nota - è legato a una crescita del valore medio delle ricette". L'analisi dei consumi rileva che i farmaci per il sistema cardiovascolare restano la categoria a maggior spesa ma con una diminuzione di spesa (-3,6%) e di consumi (-0,3%) attribuibile al maggior utilizzo di farmaci equivalenti. Gli inibitori di pompa protonica sono i farmaci più prescritti anche nel 2017 che però hanno un calo nei consumi (-3,2% rispetto al 2016). Tra i dei farmaci antipertensivi continua l'aumento delle prescrizioni di betabloccanti. Prosegue anche la crescita dei consumi di vitamina D (+6,5% rispetto al 2016). Tra le specialità medicinali più prescritte, la cardioaspirina, con un calo delle prescrizioni (-1,4% rispetto al 2016), seguita dal dibase (farmaco per le carenze di vitamina D), in leggera crescita (+0,5%). In forte aumento i consumi del farmaco equivalente metformina Teva (per il trattamento del diabete di tipo 2).

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