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Politica e Sanità

11 Luglio 2018

Farmacisti Millenials, ecco come usano la tecnologia dalla pharmaceutical care all’aderenza


La generazione dei Millenials (o generazione Y) è fatta di giovani nati tra gli anni '80 e il 2000, sempre connessi via web, sempre più social e cresciuti con lo smartphone in mano. Tra questi ci sono anche farmacisti che oggi sono professionisti e anche titolari di farmacia. Quale sia la visione del farmacista millenials rispetto all'utilizzo di web, social, App, nella farmacia e come dovrà essere una farmacia integrata con le nuove tecnologie, lo abbiamo chiesto ai giovani farmacisti. A rispondere, a pieno titolo in quanto punto di riferimento su queste tematiche per la Federazione è la vicepresidente di Fenagifar Carolina Carosio.

«Web e Social hanno un potenziale enorme» spiega, «soprattutto per la grande diffusione che questi strumenti godono tra i cittadini, non solo giovani. E, in effetti, la categoria è piuttosto attiva, in particolare su Facebook, ma, soffermandosi sulle modalità con cui le farmacie vi si affacciano, quello che emerge è una comunicazione per lo più orientata all'ambito commerciale, alla promozione di un'offerta o di una giornata, mentre è ancora poco diffuso l'aspetto, che consideriamo fondamentale, di educazione sanitaria al cittadino. Si può trovare, e anzi è diffusa, la condivisione di articoli, dalla stampa generalista o anche dalle testate di settore, su tematiche importanti, come per esempio i vaccini, ma credo che sia fondamentale che la farmacia sfrutti appieno le potenzialità di web e social per portare avanti una comunicazione certificata, attendibile e univoca, attorno a tematiche più strettamente di ambito sanitario e sul corretto utilizzo del farmaco. Questo sarebbe un passaggio importante, perché va nella direzione della professionalizzazione, che è l'unica arma che abbiamo per distinguerci, anche rispetto ad altri competitor».

Proprio questa attenzione all'educazione sanitaria «deve essere la guida anche per un eventuale sviluppo dell'e-commerce. Sono in molti a coglierne le potenzialità in termini di servizio e vicinanza al paziente, ma con limiti ben precisi. Va bene la possibilità di effettuare un ordine a distanza, però non deve mai mancare il passaggio in farmacia e il contatto con il farmacista, per la consegna del farmaco. Questo, anche quando si tratta di prodotti di uso consolidato, perché solo il farmacista di fiducia può supportare il paziente nel corretto utilizzo del farmaco e rilevare eventuali criticità legate all'interazione tra farmaci». E per quanto riguarda le App, «è un mondo in evoluzione, un fenomeno che sta vedendo affacciarsi tante aziende e del quale ancora non si riesce a capirne contorni ed effetti. Sicuramente, una possibile utilità può essere nell'ambito della presa in carico del paziente, della pharmaceutical care, dell'aderenza alla terapia. E probabilmente, in futuro, potrebbe anche darsi che ci sarà un maggiore utilizzo, se pensiamo che chi, oggi, ha più dimestichezza con questo mondo rappresenta di fatto la popolazione anziana di domani». Anche l'uso di strumenti, come whatsapp, che permettono una comunicazione diretta con l'utente, «possono essere utili, proprio per la rapidità dell'informazione e per la possibilità di creare gruppi, anche se rileviamo che la modalità, anche in questo caso, più utilizzata è Facebook. Ma, lo ripeto, la comunicazione deve essere etica, professionale e orientarsi sempre di più all'educazione sanitaria».

Resta da capire come sarà la farmacia dei millenials: «Il supporto che l'IT e l'ICT in generale può dare è enorme. Pensiamo a piattaforme per la raccolta, l'analisi e la condivisione di dati, a gestionali per la presa in carico del paziente e il monitoraggio di patologia e terapia, a sistemi per l'aderenza alla terapia e la pharmaceutical care. Ma, ancora una volta, vanno sottolineati gli ambiti entro cui esperienze di questo tipo possono svilupparsi: un requisito fondamentale è che tutte le farmacie, ovunque si trovino e di qualunque dimensione siano, possano fornire lo stesso servizio. Laddove quindi vi sia un'adesione a un progetto condiviso, che coinvolga tutta la categoria e integrato anche nel Ssn, il supporto informatico e digitale può davvero fare la differenza, soprattutto per combattere l'uso inappropriato del farmaco e gli sprechi per la sanità pubblica».

Francesca Giani

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