Politica e Sanità
14 Luglio 2018Per l'avvio della trattativa in Sisac sul rinnovo della Convenzione l'appuntamento è tra una decina di giorni, ma intanto si profilano alcune criticità. Innanzitutto, «la convenzione non ha fondi di remunerazione» e poi c'è il capitolo della Dpc: se la necessità da tutti messa in luce è di un'armonizzazione di modalità distributive e compensi, l'idea che sembra prendere piede in Sisac è quella di rimandarla al tavolo sulla remunerazione in Aifa, che potrebbe ripartire dopo la pausa estiva.
Sui fondi è intervenuto ieri, ospite degli studi di Federfarma Channel, Vincenzo Pomo, coordinatore della Sisac: «Questa convenzione non ha fondi di remunerazione» ha chiarito. Per quanto riguarda la farmacia dei servizi, «non vedo grandi difficoltà per il finanziamento» spiega. «La sua remunerazione è affidata alla legge di Bilancio 2017 che ha stanziato un fondo - ritagliato da fondo sanitario nazionale - di 36 milioni di euro per nove regioni. Oltre a questo, le organizzazioni sindacali, in accordo con le Regioni, hanno spuntato una ulteriore possibilità per le amministrazioni non incluse di utilizzare i fondi dei progetti di piano».
Ma un altro capitolo riguarda la Dpc: nell'Atto di indirizzo, la piattaforma di parte pubblica licenziata dalle regioni l'anno scorso, era stata rilevata una grande «disomogeneità sul territorio nazionale. Per superare tale situazione appare necessaria una riflessione complessiva sul sistema di erogazione dei medicinali da parte del Ssn con l'obiettivo di individuare, per quanto possibile, criteri uniformi sull'intero territorio nazionale (tenendo conto che l'assistenza farmaceutica rientra nei Lea).
Ciò presuppone che la Dpc diventi un servizio essenziale e come tale obbligatorio, garantito da tutte Farmacie oltre alla distribuzione convenzionale». Per questo «si ritiene utile che venga definito un elenco unico nazionale dei farmaci da erogare in Distribuzione per Conto (Dpc) che dovrà contenere anche farmaci non ricompresi nel Pht, purché rientrino nei criteri definiti dalla Legge 405, ovvero siano comunemente oggetto di distribuzione in caso di dimissione da ricovero o visita specialistica. Allo stesso modo eÌ auspicabile un'analisi degli attuali compensi corrisposti per armonizzare progressivamente le tariffe applicate sul territorio nazionale, oggi caratterizzate da un'ampia variabilità». Un passaggio che non troverebbe più riscontro nella bozza di Convenzione inviata dalla Sisac alle organizzazioni sindacali. E sul punto Pomo spiega: «È molto difficile» che si riesca ad arrivare a una armonizzazione dei farmaci e a un sistema di remunerazione nazionale con una possibilità di trattativa integrativa regionale. «Nell'atto di indirizzo ho ricevuto, appunto, l'indicazione di tentare questa strada. Ma vedo che, per come si è sedimentata la Dpc nelle varie Regioni, la forbice tra la remunerazione più alta e quella più bassa è talmente larga che, se dovessimo fare una media, avremmo» una situazione in cui «qualcuno ci rimette sempre». Cioè laddove «il compenso è superiore alla media, a rimetterci sarebbero le farmacie, in caso contrario ci rimette la parte pubblica, che dovrebbe alzare il costo. Credo che la questione della Dpc vada inserita nel capitolo della modifica dell'attuale remunerazione della farmacia, in discussione al tavolo con Aifa». Pomo comunque, nel corso dell'intervista, chiarisce che «quella inviata alle associazioni sindacali è una bozza, un documento su cui ragionare e avviare la trattativa. Non c'è nulla di definito».
«Avvieremo un'analisi dei contenuti del documento inviato dalla Sisac la settimana prossima» è il commento di Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm. «Non possiamo che ribadire con forza la necessità che la nuova convenzione valorizzi la professionalità del farmacista attraverso strumenti, formazione e un supporto normativo ben definito. E ribadiamo anche la necessità che la parte normativa venga trattata in maniera globale e integrata con la remunerazione. Non può essere altrimenti». Per quanto riguarda poi la Dpc «l'esigenza è quella di attenersi alle indicazioni contenute nell'atto di indirizzo licenziato dalle regioni che va nella direzione di una armonizzazione».
Francesca Giani
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