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Politica e Sanità

18 Luglio 2018

Lettera al CorSera: le cattive acque in cui navigano i farmacisti rurali


Fatturato ridotto del 40% in una decina d'anni, personale ridotto del 60%, un margine lordo risicato a cui vanno sottratte ancora le spese e un pensiero su come non distruggere il valore che c'è dietro un farmaco e la sua presenza sul territorio: non agire sul prezzo. Questo il grido d'allarme di un «farmacista rurale sussidiato» in una lettera inviata e pubblicata dal Corriere della Sera che in poco tempo sta facendo il giro dei social sulle pagine e nei gruppi di farmacisti. "Sono farmacista e navigo in cattive acque" scrive Alberto Fumagalli titolare, come specifica per i lettori non del settore, "di farmacia situata in centro abitato sotto i 3.000 abitanti" in provincia di Savona. E nella lettera descrive la sua situazione: "Dal 2005 ad oggi il mio fatturato, grazie alla diminuzione dei prezzi dei medicinali mutuabili, è sceso del 40%, a parità di pezzi usciti dalla farmacia. Questo mi ha costretto a diminuire del 60% la forza lavoro impiegata e a finanziarla con mezzi miei, di famiglia. Un lettore si è lamentato perché un medicinale che in Olanda costa 1,50 euro in Italia ne costa 4,20. Sapete qual è il mio margine lordo su 1,50 euro? Mezzo euro, ma pagato il personale, l'affitto, le spese correnti e le tasse, restano circa 10 centesimi!

Troppo? Se ne vendessi 1.000 al giorno basterebbero, ma non accade. La mia è una categoria privilegiata? Appartiene a una lobby potente e intoccabile dedita al guadagno facile? No! A Milano le farmacie sono enormi e sprizzano vitalità. Ma la realtà è fatta di 18.000 farmacie e la maggior parte sono in difficoltà gravi e i fallimenti si stanno moltiplicando. Cosa impensabile, pochi anni fa. Nel farmaco non c'è soltanto il prezzo, come in un detersivo che lava più o meno bene. C'è un valore aggiunto di una ricerca secolare e di un lavoro capillare su tutto il territorio da parte di professionisti preparati e apprezzatissimi da (quasi) tutti gli utenti. Vogliamo distruggerlo? Allora facciamo costare 1 euro e 50 quel medicinale».

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