Politica e Sanità
19 Luglio 2018Ripreso in questi giorni dal quotidiano La Verità, il caso di Bruno Pichon, farmacista del dipartimento francese della Gironda, è quello di un titolare che, rifiutatosi, di dispensare un contraccettivo, ha subito una sanzione dal Consiglio dell'Ordine ma sta continuando la sua battaglia perché anche ai farmacisti venga garantito il diritto a "obiettare". L'episodio - ma pare non fosse il primo - risale a tre anni fa. A una donna viene rifiutata una spirale contraccettiva da Pichon, il quale dice di non detenerla proprio in farmacia, in quanto la considera non un normale metodo contraccettivo ma un farmaco abortivo.
La donna denuncia il fatto all'Ordine che, a più riprese, condanna l'operato del professionista. Alla fine la sanzione non è particolarmente grave, una settimana di chiusura della farmacia, ma Pichon presenta appello al Consiglio dell'ordine, che lo rigetta, con la seguente motivazione: «Un farmacista non può par prevalere e imporre le sue convinzioni morali e religiose, invocando gli articoli 9 e 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo, che garantiscono la libertà di coscienza e di religione e il rispetto della vita umana, per giustificare il rifiuto di detenere e vendere dispositivi medici contraccettivi».
Pichon ne fa ormai una questione di principio, per lui anche il farmacista, come il medico, deve avere il diritto a non svolgere operazioni, tipiche della professione, che però vanno contro i dettami della sua coscienza. A quanto pare il suo orientamento sarebbe abbastanza diffuso tra i farmacisti francesi, come dimostrerebbe - ma queste sono solo voci - un'indagine, mai pubblicata, tra gli iscritti agli Ordini. La storia sembrerebbe terminare con la decisione di Pichon di vendere la farmacia e, a 63 anni, di rinunciare - amareggiato e deluso per quella che considera un'ingiustizia - alla professione di una vita. In realtà non è finita: scopriamo sul sito dell'European Center for Law and Justice (https://eclj.org/) che il farmacista di Bordeaux ha deciso di presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, per «violazione della sua libertà di coscienza».
Giuseppe Tandoi
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