Politica e Sanità
26 Luglio 2018Un altro passo avanti verso l'autonomia. È il commento affidato a un tweet del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Erika Stefani al termine dell'incontro con il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana che le ha consegnato un dossier nel quale sono state individuate le prime 15 materie su quali materie rivendicano maggiore autonomia. Il dossier, spiega una nota della Regione, contiene schede di tutte le funzioni che sono riconducibili a 11 aree tematiche, nelle quali sono racchiuse le 15 materie. Le aree sono: governo del territorio; grandi reti di trasporto e di navigazione; istruzione; ordinamento sportivo; porti e aeroporti civili; rapporti internazionali con l'Ue e commercio con l'estero; ricerca scientifica e tecnologica; tutela dell''ambiente; tutela della Salute; tutela e valorizzazione dei beni culturali; welfare.
«Già nella prossima settimana - ha fatto sapere Fontana - è in programma un nuovo incontro a Roma tra le due delegazioni. Col ministro Stefani abbiamo condiviso anche la necessità di arrivare con la massima celerità ad una soluzione perché questo è ciò che il nostro Paese attende da troppi anni». Sullo stesso solco si stanno facendo avanti anche Puglia ed Emilia Romagna. La Lombardia è una delle tre Regioni che con Emilia Romagna e Veneto hanno avviato negoziati con il Governo per arrivare a un'intesa sull'attribuzione di autonomia differenziata e lo scorso 28 febbraio, ricorda il report informativo periodico della Conferenza delle Regioni, proprio sul finire della legislatura, il Governo ha sottoscritto con tali Regioni tre distinti accordi preliminari che hanno individuato i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell'intesa. Nel frattempo, un documento del Servizio Studi del Senato (ufficio ricerche sulle questioni regionali e delle autonomie locali), pubblicato a luglio, ha messo in evidenza che altre 10 regioni, "seppure con diversa intensità e modalità altre 10 regioni" hanno come "ambizione il regionalismo a geometria variabile".
Quindi sommando queste tre regioni si arriva al risultato che "l'autonomia differenziata" è questione che di fatto coinvolge 13 regioni a statuto ordinario su 15. In particolare - si legge nel dossier del Senato - 7 hanno già formalmente conferito al Presidente l'incarico di chiedere al Governo l'avvio delle trattative per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Si tratta di Campania, Liguria, Lazio, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria: con loro il Governo potrebbe avviare immediatamente i negoziati. Altre 3 Regioni, Basilicata, Calabria e Puglia, non hanno ancora approvato formalmente tale mandato, ma hanno assunto o iniziative preliminari che in alcuni casi hanno condotto all'approvazione di atti di indirizzo. Due Regioni invece - Abruzzo e Molise - non risultano aver avviato iniziative formali per l'avvio della procedura ex art. 116, terzo comma, della Costituzione.
Secondo il Servizio Studi del Senato, tre ora i possibili scenari. Il Governo infatti può:
a) proseguire speditamente con Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (o anche solo con una di queste), per definire un modello da applicare successivamente alle altre regioni;
b) includere sin da subito, nei tavoli di lavoro già avviati, anche le regioni che hanno formalmente avanzato la richiesta di avvio del negoziato;
c) attendere che anche le altre regioni che hanno manifestato interesse completino l'iter di avvio della richiesta.
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