Politica e Sanità
03 Agosto 2018Dopo la legge 405, le liberalizzazioni di Bersani e la nascita delle parafarmacie, la legge Monti, il decreto Madia e la legge 124, che hanno sottratto mercato alle farmacie, non si può chiedere il loro investimento privato per servizi che sono pubblici a fronte di una vaghezza sulla questione remunerazione e distribuzione. Va cercato un sistema remunerativo fee-for-service. Così Venanzio Gizzi, presidente Assofarm, nel suo editoriale nel notiziario dell'associazione commenta con «amarezza», l'esito del recente aggiornamento del Tavolo Sisac per il rinnovo della Convenzione tra Regioni e farmacie. Due gli aspetti critici, riportati da Gizzi. «Dopo un fitto susseguirsi di riforme che hanno ridotto la redditività della farmacia, ora le si propone una convenzione senza risorse. Dall'ultima firma si sono susseguite la legge 405, le liberalizzazioni Bersani con la nascita delle parafarmacie, la legge Monti, il decreto Madia e l'ultimo provvedimento Concorrenza. Dopo che tutte queste iniziative hanno sottratto mercato alle farmacie, non si può chiedere il loro investimento privato per servizi che sono pubblici. Tutto questo mentre in altri paesi europei, Francia e Belgio su tutti, si registrano rilevanti impegni pubblici a fronte di un ruolo più attivo e virtuoso della farmacia territoriale». E in seconda battuta aggiunge: «Registriamo troppa vaghezza sulla questione remunerazione e distribuzione. Gestire la parte normativa in un tavolo e lasciare quella economica ad altri due ambiti di confronto non è funzionale ad un processo di riforma che deve trovare la sua organicità proprio nella completa integrazione tra queste due dimensioni». Come già annunciato, verrà avviato quanto prima con Federfarma un gruppo di lavoro per individuare vicinanze e distanze dall'atto di indirizzo e dalla piattaforma Sisac. «Certo è - aggiunge - che i contenuti della proposta fattaci non risponde con chiarezza alla Grande Domanda dalla cui risposta tutto dovrebbe conseguire.
Le Regioni credono che la farmacia possa giocare un ruolo positivo all'interno dei sistemi sanitari regionali? Se la risposta è no, si apre un futuro di pura inerzia dei trend già oggi in stato avanzato: la farmacia territoriale sarà sempre più un semplice negozio di farmaci che se la dovrà vedere con corner della Gdo, grandi catene, parafarmacie, e via dicendo. Se la risposta è sì, sarà certamente possibile trovare un punto d'incontro con le Regioni su un modello che integra il farmacista con i medici di medicina generale, un sistema remunerativo fee-for-service, un posizionamento esclusivo rispetto alle farmacie ospedaliere e agli altri punti vendita di medicinali sul territorio». Il tempo degli «approfondimenti e delle riflessioni è concluso» scrive ancora Gizzi ma riporta l'apertura al dialogo del coordinatore Vincenzo Pomo, «sinceramente disponibile a ricevere controproposte anche radicalmente differenti dalla bozza dell'ultimo incontro». (SZ)
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