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Politica e Sanità

16 Ottobre 2018

Sanità digitale, il dato è un bene e un prodotto da standardizzare e validare


Nel processo di digitalizzazione della sanità le farmacie sono pronte a essere protagoniste: hanno già da tempo informatizzato i processi di gestione e ora il salto sarà gestire il dato da considerare un bene e un prodotto che va standardizzarlo per renderlo fruibile per le istituzioni. Questi temi e gli scenari presentati nel corso della sessione "Le app e la sanità digitale: la governance viaggia in rete" svoltasi nel corso di Farmacistapiù congresso dei farmacisti appena concluso a Roma. «Le reti digitali sono il presente - è la riflessione proposta da Erika Mallarini, docente Sda bocconi - ma abbiamo una resistenza, se siamo noi a doverle usare come utenti ne siamo attratti e orgogliosi, ma come professionisti che possono usarli a vantaggio della propria professione c'è timore di dover cambiare o di estinguersi dal proprio ambito di attività. In molti settori siamo alla versione Digitale 4.0 in cui l'utente interagisce con una macchina che apprende. Anche in sanità, ma mentre è molto diffusa in ambito clinico è poco usata in ambito manageriale organizzativo per interagire con utenza».

Eppure, come ha ricordato Sergio Dompé Presidente e CEO del Gruppo Dompé intervenuti in collegamento video «il digitale è sempre più presente nella nostra quotidianità di cittadini e l'industria del farmaco potrà andare avanti solo se si interconnetterà sempre di più con tutti gli attori. Oggi il farmaco non è più solo un farmaco, dallo studio, alla produzione, alla gestione, alla distribuzione, il farmaco vive di conoscenza e la capacità di seguire tutti gli elementi della conoscenza relativa a un farmaco permette di farne l'uso migliore. Oggi anche gli oggetti parlano e si interfacciano con macchine, la stessa confezione di un farmaco già ora parla e abbiamo la capacità di leggere e seguire il farmaco dai magazzini fino al paziente, con lo stesso livello di dettaglio proprio perché tutte le macchine sono interfacciate tra loro e parlano lo stesso linguaggio digitale».

Il tutto con dei rischi da conoscere per poterli prevenire, messi in evidenza da Stefano Vella direttore di Centro nazionale salute globale dell'Iss: «La mole di dati sensibili che si produce sono molto appetibili per un uso che va dal commerciale al penale. Oggi il tema è che i data base devono parlare tra loro per coordinare i Big data e poterli confrontare. Una possibile via che l'Iss sta valutando è la block chain (catena di blocchi, un registro aperto e diffuso tramite tecnologia peer to peer, attraverso il quale tenere traccia delle operazioni, crittografate, fra due parti in maniera verificabile e permanente, ndr.) per rendere la mole di dati interoperabile, scambiabile e la sua gestione più democratica. La Fda ha messo in block chain tutti i dati dei trial clinici, per esempio».

Ma i farmacisti e le farmacie sono pronte a raccogliere la sfida e già lo hanno fatto, come ricorda Nicola Stabile presidente Promofarma: «I farmacisti gestiscono il bene-farmaco ma la gestione "bene-dato" è ugualmente importante lo sarà sempre di più, il dato è sempre più un prodotto e con il Diaday ne abbiamo fatto esperienza. Quotidianamente facciamo la misurazione della glicemia, la mossa vincente è stata aver messo in condivisione il dato raccolto aver messo a sistema il dato raccolto nelle singole farmacie. Abbiamo così portato al ministero della Salute un dato che ha un valore economico e che può essere potenzialmente remunerato. I dati devono però avere delle caratteristiche, per essere validati devono avere certificabilità e standardizzazione. La standardizzazione è fondamentale e per riconquistare ruolo centrale ha bisogno di standardizzare delle procedure».

Sfide che secondo Roberto Tobia tesoriere nazionale di Federfarma passano «attraverso la piena realizzazione il fascicolo sanitario elettronico e il dossier farmaceutico nel quale la farmacia ha diritto di essere protagonista di gestione del dato che va standardizzato. La standardizzazione è il primo passaggio necessario perché un dato sia validato e credibile, senza è impossibile. È un processo lungo in cui siamo protagonisti farmacia al centro di questa evoluzione. Il digitale è già presente con la lettura informatica del sistema bollini, e lo sarà ancora di più con la targatura con il QR code, prevista dal 2025 ma i tempi saranno accorciati vista l'opportunità di dare maggior certezze a garanzie di sicurezza. La domanda da porci forse riguarda l'eccessivo affidare a un app i propri dati sensibili. È la direzione in cui va il futuro ma va affrontata con la consapevolezza dei rischi e del ruolo del farmacista deve essere sempre al centro della rilevazione del dato, non dobbiamo farci marginalizzare rispetto a questo aspetto».

Simona Zazzetta

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