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Politica e Sanità

17 Ottobre 2018

Prestazioni in farmacia, Sisac: remunerate solo se c’è standardizzazione


Non è possibile pensare di essere remunerati per prestazioni erogate dalla farmacia, all'interno delle previsioni di legge, senza il rispetto di standard minimi di servizio e di qualità e senza un monitoraggio su processo e risultati. Ma, in tema di risorse, occorre avviare la riflessione nell'ambito del tavolo sulla remunerazione. Il plafond di risorse è quello, pari a circa due miliardi e mezzo di euro: o si pensa di destinarlo alle farmacie in termini di percentuale sul farmaco, come si fa oggi, oppure si punta su prestazioni e servizi, con il vantaggio che, in questo modo, le risorse sul piatto possono aumentare a ogni tornata contrattuale. È questo il monito partito da Vincenzo Pomo, coordinatore della Sisac, la struttura che si occupa degli accordi con i professionisti convenzionati, nel suo intervento a FarmacistaPiù. «La Sisac» spiega «si occupa di stipulare accordi con tutto il settore convenzionato. Se prendiamo tutti i medici, pediatri, specialisti ambulatoriali, veterinari, chimici e fisici, totalizziamo 90mila professionisti che cubano un pezzo di fondo sanitario nazionale pari a 7 miliardi di euro. Le farmacie sono in tutto circa 19mila aziende, pur occupando circa 80mila persone. Quanto vale in percentuale questo comparto? A oggi, con un calo che ha preso piede dal 2000 circa e che continua, è di circa 2 miliardi e mezzo di euro». È questo il «plafond sul piatto», che deve bastare per tutto: così, è la riflessione, se si vuole remunerare i servizi e le prestazioni in farmacia, occorre prendere una posizione: «O è A o è B, non ci sono alternative. O si continua con un sistema a percentuale sul farmaco, pur chiedendo al Governo magari l'eliminazione o il ridimensionamento degli sconti, che sono aumentati nel tempo, oppure si punta sulla prestazione professionale», per esempio «attività di monitoraggio sul farmaco, aderenza alla terapia, presa in carico cronicità, e così via».

Il «plafond, quindi, viene messo sul tavolo, e, insieme, si valuta come destinare e impiegare tali risorse per garantire le prestazioni professionali, che vengono remunerate a funzioni e non a scatoletta, così come avviene per le altre categorie di professionisti». Con il «vantaggio» dice Pomo «che questo plafond, come per le altre categorie, può essere ricontrattato a ogni rinnovo contrattuale». Questa è la «prima riflessione su cui la categoria deve dare una risposta, perché la trattativa sui meccanismi della remunerazione vada avanti», trattativa che «non è in capo alla Sisac» ricorda, ma «all'Aifa». Per quanto riguarda poi la farmacia dei servizi, «le Regioni hanno fatto uno sforzo enorme, riuscendo a ritagliare 36 milioni di euro dal proprio Fondo per avviare la sperimentazione in 9 amministrazione e, con l'ultima conferenza dei Presidenti, decidendo di allargarla a tutte, attraverso i Progetti obiettivo. È stato un passo avanti verso la soluzione del problema. Ora, nella base di trattativa del rinnovo della Convenzione, sono state identificate le modalità con cui garantire i servizi previsti dalla legge 153/09». Ma, ammonisce, «nell'ambito convenzionale non è pensabile che le prestazioni siano erogate senza una standardizzazione. Questo per garantire equità di servizio, evitare spreco di risorse, assicurare la tutela del cittadino, ma anche per non mettere in contrasto sistemi di equità anche degli altri professionisti convenzionati che erogano le stesse prestazioni».

Francesca Giani

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