Politica e Sanità
30 Ottobre 2018Dopo un'inversione di rotta che ha visto, in Campania, un calo del 5,1% del consumo di antibiotici, il trend torna a salire e la Regione risponde con un nuovo giro di vite sui medici, che a ogni prescrizione devono usare un codice patologia e sui farmacisti ospedalieri che non devono erogare i farmaci col sospeso da coprire con la ricetta del medico. È quanto si apprendere dalla stampa locale che segnala che il consumo di antibiotici a uso sistemico è passato da 32,3 dosi al giorno ogni 1000 abitanti nel 2013 a 29 nel 2017 con un calo del 5,1%, ma per il 2018 si prospetta una nuova crescita visto che nei primi sei mesi il consumo si attesta su 28,3 dosi. A dare conto della situazione sono i dati raccolti dal Consorzio nazionale cooperative mediche in collaborazione con la Simg e le università di Milano e di Napoli. Per le sole patologie respiratorie, spiega Giovanni Arpino, presidente del Consorzio, sono state riscontrate percentuali di prescrizioni del 16,7% per malattie di origine sicuramente virale, nel 62% per patologie solo probabilmente batteriche contro il rimanente 19,6% erogato per malattie sicuramente di origine batterica». Il trend regionale è confermato anche dal commento di Ettore Novellino, direttore del dipartimento di Farmacia della Federico II e responsabile del Centro regionale di farmacoeconomia e farmacodinamica che avverte: «Dopo aver invertito la marcia con un trend in discesa nei consumi di antibiotici sul territorio, nei primi 6 mesi del 2018 il consumo si attesta su 28,3 dosi di antibiotici ogni 1000 abitanti».
Ora, l'obiettivo è raggiungere il minimo del punteggio attribuito dai Lea (Livelli essenziali di assistenza) alle buone pratiche cliniche che prevede un massimo di 23 dosi al giorno per mille abitanti. Con una delibera di Giunta approvata e recepita da un decreto commissariale ad hoc, che prende le mosse dall'accordo siglato con tutti i sindacati della medicina di famiglia, è stato previsto che a ogni prescrizione corrisponda un codice attraverso cui risalire alla patologia che ha richiesto la ricetta. «Al paziente sarà sempre consegnata una notula anonima - avverte Pina Tommasielli, Mmg che segue questa materia per conto della Regione - ma dalla scrivania del medico in remoto partirà un flusso dati che giungerà alla piattaforma informatica regionale Saniarp da cui sarà possibile esaminare la appropriatezza prescrittiva. Ogni due o tre mesi - continua Tommasielli - andremo a capire medico per medico, se la prescrizione è giustificata e nel caso non lo sia il medico sarà convocato dal distretto di appartenenza, non per sanzionarlo ma per formarlo al corretto uso del farmaco. Il fine infatti non è persecutorio ma educativo». Coinvolti dal progetto anche farmacisti e medici ospedalieri: i primi dovranno evitare di erogare i farmaci col sospeso da coprire con la ricetta del medico e gli altri, all'atto delle dimissioni, saranno in collegamento anch'essi con la piattaforma regionale di monitoraggio. (SZ)
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