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Politica e Sanità

11 Dicembre 2018

Nuova governance, Farmindustria: risparmi utopici. Assogenerici: no a farmaci come commodities


Il documento sulla nuova governance farmaceutica presentato dal ministro della Salute Giulia Grillo (con il supporto "pesante" di Silvio Garattini) trova più rilievi che apprezzamenti nelle associazioni industriali. Molto critico il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, che alle agenzie dichiara come quelli enunciati al Ministero «siano numeri che non esistono, perché la spesa farmaceutica convenzionata è composta per più del 90% da medicinali a brevetto scaduto e, se sono già a brevetto scaduto e lo Stato rimborsa il prezzo più basso, non vedo dove si possano produrre risparmi. Contare su questi soldi è un'utopia». Risparmi che, nelle previsioni di Grillo, dovrebbero aggirarsi sui due miliardi. Semmai, auspica Scaccabarozzi, «si abbia il coraggio di riversare sulla spesa ospedaliera le centinaia di milioni di euro che avanzano dalla convenzionata ogni anno, per avere più accesso ai farmaci». Ben accolta invece la disponibilità del Ministro a discutere con l'industria riguardo al pay back pregresso, già fonte di contenzioso.

Più smussati ma non certo entusiastici i toni di Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici, che pure, in una nota ufficiale, apprezza «l'esplicito e reiterato riferimento ai farmaci equivalenti e ai biosimilari che hanno storicamente avuto il merito di ampliare l'accesso alle terapie stimolando la concorrenza all'interno del mercato farmaceutico. Ci auguriamo, tuttavia, che l'annunciata revisione del Prontuario terapeutico e la riallocazione delle risorse non si traduca in un impoverimento complessivo delle potenzialità di cura garantite ai cittadini, privilegiando una spirale al ribasso che avrebbe come unico effetto quello di schiacciare la concorrenza». A preoccupare Häusermann soprattutto il fatto che nel documento non si faccia alcun cenno alla opportunità di reinvestire nella farmaceutica i risparmi garantiti dall'utilizzo di equivalenti e biosimilari, come spesso sollecitato da Assogenerici, «anzi le dichiarazioni rese pubblicamente erano decisamente di segno opposto».

Comune ai due presidenti il timore che le nuove misure finiscano con il penalizzare un comparto industriale che funziona, comune la richiesta di un confronto tra tutti gli operatori del settore. «Spero», conclude Häusermann,«che nessuno voglia trasformare i farmaci in commodities, tradendo l'obiettivo del mantenimento dei livelli di qualità della produzione attualmente assicurata dalle normative nazionali».

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