Politica e Sanità
12 Dicembre 2018Recuperare un ruolo non replicabile da altri valorizzando la dimensione consulenziale verso il cittadino e porsi nel mercato senza imitare catene e multinazionali ma dimostrando come il profitto produce anche altri impatti socio-ambientali positivi dimostrabili. Queste le riflessioni emerse nel dibattito sollevato nel corso della Giornata Nazionale delle Farmacie Comunali, svoltasi a Napoli nei giorni scorsi, in cui è emersa la domanda: la peculiare eticità delle Farmacie Comunali permetterà loro di ritagliarsi un ruolo di prim'ordine nel mercato farmaceutico e nel Servizio Sanitario Nazionale del futuro?
A riportare le voci che hanno contribuito al dibattito è l'editoriale a firma di Venanzio Gizzi, Presidente Assofarm che fa sapere di condividere la posizione espressa dal direttore generale di Drug&Health, Nello Martini che ha detto: «Il fatto che negli ultimi anni la farmacia abbia deciso di legare il suo valore alla concorrenza di mercato e al prezzo del farmaco è stato il principale fattore della sua marginalizzazione nel SSN. A queste condizioni, per le Regioni è stato inevitabile trovare più vantaggioso distribuire direttamente farmaci per terapie dal costo complessivo di migliaia di euro a paziente invece che affidarsi alle farmacie territoriali». Per Gizzi, Martini continua ad avere ragione quando ricorda come ogni tema, dalla fascia C alla pianta organica, abbia sempre offerto l'alibi di turno per posporre la necessità riformare la remunerazione. Per Gizzi, la farmacia italiana vuole affrontare la sfida di ridisegnare il proprio ruolo strategico nella sanità pubblica italiana e "l'ultimo treno disponibile per recuperare quello che Martini chiama ruolo non replicabile da altri, è quella dell'assistenza domiciliare alle malattie croniche, attraverso l'introduzione del farmacista nei team di assistenza multidisplinare. È però un treno che sta per partire anch'esso: a oggi nelle Adi compaiono medici, infermieri, fisioterapisti, Oss. Non il farmacista.
C'è poi l'altra sfida, quella del mercato. Secondo Gizzi, entrarci "secondo logiche puramente commerciali significa giocare fuori casa. La farmacia comunale italiana può certamente competere in un mercato in cui saranno presenti anche catene e multinazionali, ma non con approcci imitativi di queste ultime. Gizzi sottolinea che il mercato "non è fatto solo di prezzi, ma anche di valori e di fiducia. Le farmacie comunali possono conquistare questa fiducia dimostrando come il profitto produca anche altri impatti socio-ambientali positivi dimostrabili". E riporta l'esempio delle Comunali di Firenze con la trasformazione in società benefit fatta nel marzo scorso dalla Afam di Firenze. «Il bene comune - ha dichiarato nell'incontro di Napoli il presidente di Afam Massimo Mercati - è il presupposto per la creazione di valore aziendale, dobbiamo essere pronti ad affrontare un confronto più diretto possibile coi cittadini, e la società benefit è il modo per arrivare con le carte in regola a quel momento». Assofarm, conclude il presidente, parla da tempo di un "nuovo rapporto tra SSN e farmacie che valorizzasse la dimensione consulenziale verso il cittadino, ed è probabile che ad oggi siamo gli unici a parlare di responsabilità sociale della farmacia nei confronti della comunità locale in cui opera. Per noi, il punto non è mai stata la sopravvivenza della farmacia costi quel che costi, ma la valorizzazione della farmacia a patto che essa contribuisca allo sviluppo socio-sanitario del paese". (SZ)
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