Politica e Sanità
17 Dicembre 2018Sfumata, per ora, anche al Senato l'ipotesi di introdurre gli emendamenti che avrebbero imposto una percentuale di almeno il 51% in mano a farmacisti nella proprietà delle farmacie. Nell'ambito delle modifiche al testo del Ddl Bilancio per l'anno finanziario 2019 sono stati depositati giovedì 13 dicembre dai senatori Sileri (M5S) e Romeo (Lega) due emendamenti che riproponevano quanto già presentato alla V commissione Bilancio della Camera. In particolare, la richiesta emendativa di Sileri avrebbe introdotto una sanzione di 50.000 euro in caso di mancato adeguamento delle predette società entro i 36 mesi dalla data di entrata in vigore della Legge. Tale sanzione avrebbe alimentato un fondo predisposto presso il ministero della Salute, con l'obiettivo di tutelare e sostenere le piccole farmacie. Ma nella seduta di domenica 16 dicembre, il presidente della commissione Bilancio del Senato, Daniele Pesco (M5S), ha dichiarato «inammissibili per materia» tali proposte.
Intanto il tema ha raggiunto l'attenzione non solo della categoria ma anche del pubblico andando a occupare pagine di quotidiani nazionali che riportano da una parte le istanze delle 18 mila farmacie per conto delle quali Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma ha ricordato, in un'intervista, «il bisogno di un'iniezione di capitale ed è giusto che si dia spazio alle società per azioni, ma la maggioranza delle quote deve essere in mano ai farmacisti». Dall'altra la posizione delle grandi catene e i gruppi che dall'entrata in vigore della legge 124 hanno iniziato a muoversi con piani di investimento. Nel dibattito anche il ministro della Salute Giulia Grillo che ha espresso la sua posizione con parole molto chiare sul principio dell'emendamento: «Per me è fondamentale, si tratta di un argine al rischio di strapotere delle società di capitale internazionali che possono fare piazza pulita delle piccole farmacie e serve a impedire la svendita delle nostre farmacie alle catene che pagano le tasse all'estero, chissà dove, e la distruzione del lavoro dei farmacisti che sono professionisti sanitari».
La Commissione torna a riunirsi domani (martedì) alle 9,30 per esaminare il testo di legge nel merito, nell'annunciarlo, il presidente della commissione Bilancio, Daniele Pesco (M5S) ha precisato che l'esame prenderà «due giorni pieni di lavoro e l'Aula, a questo punto, slitterà tra giovedì e venerdì». Dal canto suo, il capogruppo Pd in Commissione, Antonio Misiani, ha sottolineato una «situazione senza precedenti, in cui non si è votato finora nemmeno un emendamento. Abbiamo chiesto che la Manovra approdi in Aula venerdì altrimenti non è possibile una discussione ordinata. La Camera, a questo punto» ha aggiunto «esaminerà la manovra tra Natale e Capodanno». Interpellato sui tempi, il sottosegretario Garavaglia ha definito «ragionevole» l'indicazione di venerdì. Garavaglia ha riferito che il Governo si augura di «essere pronto per domani in modo che si possa procedere e arrivare a chiudere tutto in Commissione in maniera ordinata». Quanto ai tempi, «dipende dai lavori di Commissione: non vogliamo mettere tagliole. È una discussione particolarmente rilevante, quindi ci prendiamo il tempo che serve». Quanto all'ipotizzato numero di 30 emendamenti da parte del Governo, «io mi auguro» aggiunge Garavaglia «che siano di meno perché trenta sono effettivamente tanti. Quello che è pronto può essere presentato anche oggi».
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