Politica e Sanità
08 Gennaio 2019Un "repentino e assai tardivo cambio di atteggiamento", fiducia "sulla sicura e dimostrata sensibilità sull'argomento della nuova dirigenza di Federfarma" e l'appello a incontrarsi "tutti, quanto prima, dichiarando disponibilità al confronto, inevitabilmente accompagnata da una severa autocritica, magari in sede di Convenzione dove la remunerazione dovrà necessariamente essere trattata, in un unico tavolo, all'interno dell'accordo e confidando nella sensibilità del Governo e delle Regioni". Questa l'opzione rilanciata dal presidente di Assofarm Venanzio Gizzi, in una nota diffusa oggi a commento della assenza, nel recente Decreto Milleproroghe, di ogni riferimento all'articolo 15, comma 2, della legge 135/2012, e al rinnovo del metodo di remunerazione.
L'altra opzione, scrive Gizzi è "attendere passivamente di che morte morire". E ricorda che la norma in questione, in mancanza di accordi tra tutti gli attori della filiera del farmaco, conferisce ai Ministeri della Salute e dell'Economia, in intesa con la Conferenza permanente Stato-Regioni, di definire autonomamente i nuovi parametri della Remunerazione del farmacista. Un primo accordo di fine 2012 tra Aifa e sigle della filiera venne respinto dal Ministero dell'Economia a ridosso della scadenza dei termini. Fu quest'ultimo fatto a giustificare una prima deroga, poi ripetutasi negli anni successivi trascorsi in un valzer di rinvii, altre proposte seguite da nuovi alt ministeriali. Fino ad oggi". "Negli ultimi mesi del 2017- afferma Gizzi - abbiamo lanciato un appello alla filiera affinché non si perdesse l'occasione di essere protagonisti e partecipi del proprio destino. Tale appello non riscontrò l'interesse dovuto. Assofarm già nel 2006 aveva portato all'attenzione delle istituzioni e delle altre organizzazioni della distribuzione del farmaco il tema di una diversa remunerazione del farmacista non più stabilita totalmente in percentuale sul fatturato ma improntata sul fee for services. Il latte sembra versato - conclude Gizzi - speriamo di non dover piangere troppo e che, ora che non abbiamo più un anno davanti, qualcuno risponda a questo ulteriore appello".
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