Politica e Sanità
16 Gennaio 2019«Minacce reali, tangibili e immediate per la sicurezza dei pazienti e la salute pubblica sia in Gran Bretagna che in tutta Europa»: è questa la seria preoccupazione espressa dal comunicato emesso dall'Efpia, associazione europea dei produttori di farmaci, dopo il rifiuto di un accordo sulla Brexit pronunciato ieri dal parlamento britannico. Il pericolo di un'uscita senza accordo sarebbe dunque tangibile e carico di ripercussioni per i pazienti di tutta Europa e non solo per il Regno Unito.
«Questo è il momento per le istituzioni in Gb e Ue di lasciare da parte la politica e mettere in campo misure per prevenire i danni ai pazienti dalle conseguenze della Brexit» afferma il direttore generale Nathalie Moll, «In particolare, queste possono arrivare dallo smantellamento della catena di fornitura dei farmaci, a partire dai ritardi nei trasporti alla frontiera e dal fatto che l'approvazione dei farmaci non godrà più del 'mutuo riconoscimento».
Efpia propone poi una serie di accorgimenti destinati ad assicurare una continuità sul breve termine, come il riconoscimento temporaneo della validità dei test condotti in Gb, il mantenimento del Regno Unito nei progetti e nelle piattaforme di condivisione dei dati sanitari e garantire procedure doganali semplificate per i farmaci.
La prospettiva di un'uscita disorganizzata e le conseguenze sui sistemi sanitari sono divenuti oggetto di valutazione da parte degli stati europei. Come riportato da Reuters, l'autorità tedesca per il controllo del farmaco, Bfarm, prevede che i valori della diminuzione nell'approvvigionamento extranazionale non raggiungeranno livelli critici e non verranno a mancare farmaci fondamentali. Anche l'Irlanda, nonostante la maggiore dipendenza dall'importazione farmaceutica (il 60/70% dei medicinali disponibili proviene o passa attraverso il Regno Unito), prevede una relativa sicurezza. Il primo ministro Leo Varadkar ha comunicato che una lista di controllo è stata redatta e, in base alle valutazioni, non si rende necessario l'accumulo di medicinali.
Il governo britannico ha invece esortato i produttori di farmaci nel Regno Unito a fare scorta di farmaci sufficienti per sei settimane nel caso di un'uscita senza accordo., dichiarando di aver attivato sin dallo scorso agosto una task force per ridurre al minimo le interruzioni delle forniture per i prossimi due anni.
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