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Politica e Sanità

31 Gennaio 2019

Nasce il Comitato italiano per l’aderenza alla terapia. Le farmacie ne fanno parte


Presentato ieri in Senato, in occasione del lancio delle sue prime iniziative dedicate agli anziani, nasce il Comitato italiano per l'aderenza alla Terapia (Ciat) di cui entrano a fare parte, nella forma della collaborazione, anche le farmacie. Obiettivo del Ciat è diventare un punto di riferimento nazionale nella lotta a un'emergenza, quella della mancata aderenza terapeutica, fonte di enormi costi sanitari ed economici.

Nel Comitato, accanto a medici (Fnomceo, associazioni e sindacati), società scientifiche, infermieri (Fnopi), istituzioni e associazioni dei pazienti ci sono le farmacie il cui ruolo è stato ricordato, nel corso della presentazione svoltasi a Roma, dall'intervento di Roberto Tobia tesoriere di Federfarma: «Il 70% dei pazienti che entrano ogni giorno nelle nostre farmacie sono anziani. Il ruolo che noi possiamo svolgere nel trasferimento dall'ospedale al territorio e alla comunità è importantissimo, perché i pazienti trovano nel farmacista non solo un dispensatore di farmaci ma anche il loro primo referente. Per l'aderenza alla terapia credo ci sia un rapporto privilegiato con il territorio che vogliamo portare avanti in sinergia con i medici di medicina generale e che è pienamente legittimato dal coinvolgimento delle farmacie nel fascicolo sanitario elettronico». Tobia cita le esperienze di altri Paesi: «Ci insegnano che un ruolo attivo dei farmacisti nella presa in carico e nell'aderenza alla terapia può dare risultati importanti. La nostra rete di 19 mila attività sul territorio, porte d'accesso al mondo della salute, è a disposizione affinché il servizio sanitario ne tragga benefici e i cittadini possano curarsi meglio».

In Italia un anziano su due è un malato cronico e i progressi nelle terapie, che ormai in molti casi possono garantire una buona qualità della vita, sono troppo spesso vanificati dalla mancata aderenza, che in questa fascia di popolazione supera il 70%. Un record negativo determinato da una moltitudine di fattori, come la bassa scolarizzazione, le ristrettezze economiche, la solitudine e il peggioramento delle condizioni cognitive di persone che nell'11% dei casi dovrebbero assumere oltre 10 pillole al giorno. Allargando lo sguardo a tutta la popolazione, il problema resta grave: solo il 57,5% dei pazienti italiani aderisce ai trattamenti ipertensivi, il 63,4% a quelli per il diabete, il 52,1% a quelli per l'osteoporosi, il 40,3% alle cure antidepressive e appena il 13,4% ai trattamenti con i farmaci per le sindromi ostruttive delle vie respiratorie.

Il tavolo del Ciat è necessariamente affollato, come spiega a Farmacista33 il vicepresidente del Comitato Mauro Boldrini: «Solo se ognuno si assume la responsabilità di sensibilizzare maggiormente pazienti e caregiver possiamo arginare il problema, dobbiamo coinvolgere tutte le figure che intervengono nella filiera della gestione delle patologie croniche. Abbiamo, in particolare, un problema di mancata comunicazione tra medici, quindi tra ospedali e territorio e anche tra specialisti con pazienti polipatologici. Anche per questo motivo, il Ciat svolgerà una forte azione di sensibilizzazione e formazione nei confronti dei clinici, perché ci serve una classe di medici più attenti a questi aspetti, mentre tentiamo di coinvolgere anche cittadini e istituzioni». Si parte con una campagna (Io aderisco, tu che fai?) che, per sensibilizzare i nonni, parte dai nipoti. Prevede incontri e un concorso nelle scuole, campagne social, opuscoli informativi e flash mob, mentre è già attivo il sito divulgativowww.ciatnews.it . Inoltre, una Giornata nazionale per l'aderenza alla terapia, che un disegno di legge appena presentato in Senato vuole celebrare ogni 12 aprile, consentirà di aumentare il livello di consapevolezza del problema e di dare una cornice a molte altre attività. «L'obiettivo è smuovere le acque, perché le attività svolte finora per migliorare l'aderenza non hanno avuto successo. Serve un progetto grande, coeso e a 360 gradi per raggiungere risultati veri in quello che è un grande problema di sanità pubblica», aggiunge Boldrini.

La mancata aderenza alle terapie non inficia solo la salute dei cittadini, ma anche le casse degli Stati, visto che nel prossimo ventennio, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, costerà oltre 47 trilioni di dollari. «Le nuove terapie in arrivo, a cominciare da quelle contro il cancro, avranno un impatto molto forte sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Perdere risorse a causa della mancata aderenza è un lusso che non possiamo più permetterci. Il nodo cruciale è il rapporto medico-paziente, è necessario che chi prescrive le terapie supporti e monitori costantemente, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione», ha detto Ranieri Guerra, Assistant Director General per le iniziative speciali dell'Oms, intervenendo in videocollegamento all'evento organizzato dal Ciat.

A fare gli onori di casa a palazzo Madama è stato il presidente della Commissione Sanità, senatore Pierpaolo Sileri (M5S), primo firmatario del ddl per la Giornata nazionale per l'aderenza alla terapia, che dice a a Farmacista33: «Vogliamo accendere i riflettori su un problema che è spesso sottovalutato. Gli anziani sono una risorsa preziosa per tutti e aumenteranno ancora nei prossimi anni, anche grazie al nostro sistema sanitario che ha allungato la vita media. È però necessario che siano attivi e in buona salute e aderire alle terapie significa stare meglio, avere meno bisogno di ricoveri e far risparmiare lo Stato». Secondo Sileri, «gli attori coinvolti sono molteplici: l'anziano stesso, la famiglia, gli operatori sanitari. Ben vengano tutte quelle azioni che mirano ad aiutare l'anziano sul territorio, meglio ancora a casa sua se le patologie lo consentono, limitando i ricoveri. Dobbiamo essere vicini agli anziani, in una società dove l'individualismo la fa da padrone bisogna tornare a essere collaborativi aiutandosi gli uni con gli altri». Il ruolo delle farmacie? «Fondamentale - sottolinea Sileri - perché rappresentano il nostro servizio sanitario nazionale più periferico. Hanno un ruolo ancora più essenziale quando sono nei piccoli comuni lontani dalle grandi città, per tutta quella che può essere l'attività di monitoraggio e di aderenza alla terapia stessa».

Elvio Pasca

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