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Politica e Sanità

13 Febbraio 2019

Aderenza terapeutica, Usa: con assistenza personalizzata incremento del 46%


Un intervento di assistenza personalizzato e mirato a superare gli ostacoli che riducono l'aderenza terapeutica, si è dimostrato efficace non solo nel garantire la costanza nell'assunzione dei farmaci, ma anche nell'aumentare la responsabilizzazione del cittadino e la sua comprensione delle specificità dei medicinali. È questo il dato che emerge da uno studio sviluppato dalla Care More Health, sistema di assistenza per pazienti statunitense, e riportato dalla Harvard Business Review. Al centro dello studio il problema della non-aderenza terapeutica correlato, oltre che all'effettivo danno a scapito dei pazienti ( 125.000 morti ogni anno negli States, secondo quanto riportato da uno studio sviluppato dalla World Health Organization), anche alle perdite economiche che i servizi sanitari sono chiamati a fronteggiare a causa della mancanza di continuità nell'adempimento delle prescrizioni e nell'assunzione dei farmaci, in special modo quelli destinati al trattamento delle cronicità (105 milioni di dollari sprecati ogni anno, il 69% dei quali destinati a ospedalizzazioni di pazienti già in cura, secondo un report sviluppato nell'ambito dell'iniziativa Bemedwise, avviata nel 2017 dal National Council on Patient Information and Education). Il progetto della Care More Health ha tentato quindi di arginare l'incidenza del fenomeno e studiarne le cause: facendo leva sulla capacità del farmacista di creare un contatto con il cittadino e capire gli ostacoli personali all'aderenza, si è proceduto all'istituzione di un percorso di assistenza ad hoc, calibrato sulle esigenze del singolo.

Su un totale di 250 pazienti individuati come "non-aderenti", metà è stata inserita nel gruppo di osservazione e metà nel gruppo di controllo, sottoposto alla normale assistenza. La maggior parte dei partecipanti era affetta da più patologie croniche e non assumeva i medicinali con costanza, non ritirava i farmaci prescritti o adempiva le prescrizioni in modo errato. I farmacisti del gruppo di studio, invitati a ricorrere a qualunque mezzo possibile per aiutare i pazienti a seguire le terapie, grazie a iniziative di confronto ed educazione frontali o telefoniche hanno individuato una certa ricorrenza nelle motivazioni fornite dai cittadini. Circa un terzo ha affermato di non riuscire a tenere il passo con la terapia per via dell'eccessiva complessità: molto sentita in questo caso la procedura di iniezione dell'insulina e le relative tempistiche di assunzione. Quasi la metà degli interrogati ha poi affermato di non aver chiaro il motivo della prescrizione o l'effetto dei medicinali. Oltre al costo, anche i limiti motori e psichici dei pazienti più anziani sono stati riconosciuti come motivo della non-aderenza: da flaconi difficili da aprire per gli artritici alla confusione dettata dal gran numero di pillole, spesso difficili da distinguere.

La risoluzione dei problemi di ciascuno degli intervistati è avvenuta tramite la personalizzazione e il contatto diretto con il farmacista, che è intervenuto personalmente nel tentativo di semplificare o adattare le procedure: dalla semplice educazione in merito ad effetti e specificità del farmaco, all'istituzione di nuovi dosaggi di insulina in collaborazione con il medico curante, per rendere la procedura più semplice e meno dispendiosa in termini di tempo; dalla visita al cittadino per aiutarlo ad organizzare le pillole in confezioni dosate munite di etichetta e relativa posologia, a soluzioni più impegnative, come un sistema di consegna pensato per i cittadini con ridotta mobilità o chiusi in casa a causa del caldo. I risultati dell'iniziativa sono stati esaminati da un team di biostatistica dell'Università della California: i pazienti inseriti nel gruppo di studio hanno presentato un'aderenza alla terapia del 46% maggiore rispetto al gruppo di controllo, sottoposto alla normale assistenza.

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