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Politica e Sanità

13 Febbraio 2019

Istituto Mario Negri, la ricerca farmacologica tra deontologia e impegno sociale


Raccontare la storia di un'istituzione di rilievo internazionale come l'Istituto Mario Negri non deve essere un'impresa semplice. Tralasciando la complessità insita nel lavoro della ricostruzione storica, l'aspetto sicuramente più complicato è quello di rendere giustizia a ciascuno degli aspetti che hanno caratterizzato il centro di ricerca. Sin dalla nascita, nel 1963, scaturita dall'incontro tra un gruppo di medici e Mario Negri, gioielliere filantropo, l'istituto di ricerca si è contraddistinto per una serie di peculiarità che ne hanno fatto un faro a livello accademico e umano: l'approccio innovativo nei confronti della sperimentazione e dello sviluppo di terapie all'avanguardia; l'incessante desiderio di liberare totalmente la ricerca dalle influenze e dalle costrizioni del mercato, della politica e delle gerarchie universitarie; la volontà di lasciare un segno decisivo nel tessuto sociale. Ciascuno degli aspetti che hanno contribuito a diffondere e consolidare la fama dell'Istituto vengono trattati e approfonditi con precisione da Antonio F. Maturo e da Donald W. Light, nel libro L'istituto Mario Negri. (L'Istituto Mario Negri. La farmacologia al servizio delle persone. Edra, 2018, pp. 143). La versione italiana, si presenta in una forma aggiornata e ripensata, con una divisione in sei capitoli dedicati ciascuno a un aspetto della storia del Mario Negri.

Il libro si concentra sulla figura del fondatore principale dell'Istituto, Silvio Garattini, legato alla propria creazione non solo in termini biografici ma anche e soprattutto ideologici. Quasi come un'estensione della personalità di Garattini, l'Istituto è votato all'indipendenza e al progresso come necessari per migliorare la condizione dell'uomo. Sin dal primo capitolo, gli autori avviano una narrazione che parte dalla figura umana del cofondatore e arriva ai giorni nostri, manifestando l'impegno del Mario Negri nel combattere battaglie contro la malattia e la disinformazione. La necessità di aggiornare il sistema di ricerca italiano, il bisogno di un maggior contatto con la realtà in cui la medicina opera e il desiderio di apportare un reale beneficio alla vita delle persone sono idee che nascono in Garattini dalla formazione universitaria milanese e dai viaggi negli Stati Uniti. Da qui poi tutte le interviste, i dibattiti e le battaglie più o meno scomode: la guerra al fumo, all'omeopatia e alla disinformazione e medicalizzazione, il sostegno alla sperimentazione animale e all'uso di Ogm sono raccontati senza smussare gli angoli di una personalità decisa e forte, unicamente interessata alle verità scientifiche. La narrazione sottolinea poi come l'istituto non esaurisca la propria funzione nella ricerca (dottorati e post doc, numerose scoperte nel campo dell'epidemiologia e delle malattie rare, la maggior parte delle quali rigorosamente non depositate come brevetti, per combattere la commercializzazione della farmacologia), ma trovi nella formazione e informazione l'apertura sul tessuto sociale: incontri con le scuole, con le famiglie e le associazioni di un quartiere difficile, creazione di posti di lavoro e finanche corsi serali per l'ottenimento della licenza media. Un volume di grande attualità e rilievo non solo per quanto concerne la vicenda storica, ma soprattutto per comprendere quanto il beneficio dell'uomo e la libertà debbano essere l'obiettivo di ogni attività scientifica.

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