Brexit no-deal, filiera esprime preoccupazione. Federfarma: molte difficoltà in vista
La possibilità di un'uscita no-deal del Regno Unito e le conseguenti difficoltà negli scambi con l'Unione Europea creano preoccupazione a tutti i livelli della filiera del farmaco. Se già da tempo le autorità britanniche hanno invitato i produttori farmaceutici a incrementare le scorte, il Pgeu tenta di stimare gli effetti del post 29 marzo in relazione ai 45 milioni di confezioni di medicinali forniti ogni mese dal Regno Unito all'Europa. «Il Regno Unito - spiega Roberto Tobia, tesoriere di Federfarma e delegato al Pgeu - è un attore chiave nel settore farmaceutico europeo, rappresentando il 10% della produzione totale dell'Ue e contribuendo a circa il 20% del totale degli investimenti in R&S. Questo ci dà la dimensione di un problema che se non troverà la giusta dimensione con un accordo entro fine marzo - prosegue - ci porterà a non poche difficoltà per il mercato del farmaco oltre che per la mobilità professionale, ovvero il riconoscimento delle qualifiche professionali, con un blocco per i farmacisti italiani, laureati dopo il 29 marzo p.v., che volessero prestare la propria attività professionale nel Regno Unito». Come riportato dall'house organ di Federfarma, anche l'eventualità di una Brexit regolata potrebbe avere conseguenze su entrambe le parti, a causa della maggiore difficoltà per le autorizzazioni commerciali per farmaci e medicinali, date dalla duplicazione degli iter d'autorizzazione, e a causa dei ritardi nella movimentazione dovuti al ripristino di frontiere, tariffe e controlli tecnici. Inoltre, la Brexit «potrebbe portare al problema più grande e più temuto: nuove carenze di farmaci essenziali in vari Paesi Europei - osserva il delegato al Pgeu - L'Ema ha già calcolato a rischio carenze 19 farmaci registrati a Londra, a questi si dovranno aggiungere i farmaci autorizzati con la procedura decentrata, ovvero quelli che hanno ottenuto la registrazione grazie al fatto che le procedure erano state effettuate nel Regno Unito, scelto come Paese di riferimento grazie all'efficienza dell'Aifa locale. Per questi farmaci il processo autorizzativo dovrebbe ripartire quasi da zero».
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