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Politica e Sanità

07 Marzo 2019

Tirocini extracurriculari, nuovi divieti regionali. Probabili più apprendistati


In tema di tirocini extracurriculari, anche l'Emilia-Romagna è entrata nel novero delle Regioni che hanno recepito, con delibera (Legge regionale 1/2019, Bur 63 del 4 marzo), le indicazioni dell'accordo Stato-Regioni del 25 maggio 2017 di aggiornamento delle linee guida che ha esplicitato il divieto di attivazione di "tirocini in favore di professionisti abilitati o qualificati all'esercizio di professioni regolamentate, per attività tipiche ovvero riservate alla professione".

Un provvedimento che entrerà in vigore dal primo luglio, anche se «proprio in previsione della delibera, il fenomeno dell'utilizzo del tirocinio extracurriculare per farmacisti abilitati in farmacia era già da qualche tempo in calo» spiega Maurizio Cini, presidente Asfi e professore all'Università di Bologna. La normativa ha avuto l'ok dall'Assemblea regionale a fine febbraio ed è stata pubblicata sul Bur il 4 marzo. Si tratta di un passaggio richiesto da tempo che «contribuirà a eliminare l'utilizzo di tirocini nei confronti di soggetti che hanno una abilitazione professionale. Questo non significa che il tirocinio per i farmacisti abilitati sparirà completamente, perché ci saranno ancora situazioni in cui rimane lecito». In particolare, «il divieto, come si evince dall'Accordo, riguarda le attività tipiche della professione per le quali il soggetto abbia l'abilitazione», quale l'opera al banco. «Nel caso in cui il farmacista sia chiamato a prestare lavoro nell'industria - farmaceutica, cosmetica o altro -, tale attività non rientra tra quelle tipiche della professione e, in questa situazione, il tirocinio potrebbe ancora essere attuato».

È probabile che una forma, nell'ambito del diritto del lavoro, che verrà maggiormente utilizzata per i giovani che escono dall'università «sarà il contratto di apprendistato. Si tratta di una forma che per il datore di lavoro - in certi casi in condizioni di fragilità economica -, comporta minori costi in termini di contribuzione previdenziale, compensati tuttavia dallo Stato e non scaricati sul lavoratore. Pur senza condannare la formula, si potrebbe discutere su quanto, nel caso di un farmacista abilitato, sia calzante».


Francesca Giani

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