Aderire sul serio, Luca Pani: farmacista si riappropri del suo ruolo
Aderenza terapeutica, la prosecuzione della continuità terapeutica deve rimanere al centro dell'attività del farmacista
La mancata adesione alle terapie è un fenomeno diffuso non di facile soluzione ma "affidarsi a programmi improvvisati e specchietti per le allodole non consentirà ai farmacisti moderni di appropriarsi del più importante tra i loro ruoli, quello di assicurare la continuità terapeutica nel territorio dove operano". Così Luca Pani, psichiatra e docente presso l'Università di Modena e Reggio Emilia e l'Università di Miami, torna a parlare di aderenza terapeutica nella sua rubrica The Blind Spot su Punto Effe (n. 8/2019). Ecco cosa scrive.
"Sono costretto a tornare su un argomento già trattato perché temo che le soluzioni proposte possano essere anche peggiori del male. L'adesione al trattamento farmacologico è ormai diventata di moda nonostante chi propone progetti al riguardo non sappia non solo che non si dovrebbe definirla aderenza ma pare non abbia una minima idea pure su tutto il resto. Vediamo perché. Gli psichiatri conoscono bene il problema della scarsa adesione alle terapie prescritte al punto tale da aver dovuto sviluppare dei trattamenti cosiddetti long-acting, che tramite tecnologie farmaceutiche rilasciano principi attivi come gli antipsicotici in modo lento e progressivo per periodi molto lunghi, anche di diversi mesi, senza la necessità di assumere lo stesso farmaco giornalmente. Una letteratura ultradecennale dimostra che componenti cognitive, emotive e dell'umore concorrono in modo determinante a ridurre l'adesione al trattamento. Qualunque programma che voglia aumentare l'adesione deve necessariamente occuparsi di queste premesse fornendo agli operatori della salute (medici, farmacisti eccetera) gli strumenti adeguati a informare ed educare i pazienti su questi aspetti. Non solo. È risaputo che se si intende ridurre i rischi per la propria salute l'adesione farmacologica è un pilastro fondamentale ma non funziona se altri - come il miglioramento della dieta, dell'attività fisica, lo smettere di fumare, il bere alcolici in eccesso e avere una scarsa igiene del sonno - non sono rispettati e se non sono comunicati contestualmente alle informazioni sul valore dell'assunzione costante e precisa delle terapie. La maggior parte dei dati che citano come dal 20 al 30% delle prescrizioni per terapie croniche non vengano ripetute e per il 50% non vengano assunte come richiesto, provengono da un lavoro degli Annals of Internal Medicine di sette anni or sono. Un approccio attuale a questo argomento sarebbe quello di chiedersi chi altro se non il farmacista dovrebbe accorgersi, magari tramite l'ausilio di App che ormai esistono e funzionano perfettamente allo scopo, dell'entità attuale di questi problemi in Italia? E quindi solo sulla base di parametri reali e aggiornati disegnare delle misure di risultato. In assenza di quanto sopra gli impatti economici della mancata adesione sono assolutamente improvvisati perché forniscono numeri (e relativi risparmi) sparati a casaccio, basati forse su discutibili e false analogie con studi locali che presentano grandi problemi metodologici e pratici. Sarebbe più logico misurare delle coorti distribuite in modo informativo sul territorio nazionale e comparare l'impatto dei programmi di adesione terapeutica svolti dalle farmacie sui costi evitati che provengono, per esempio, dalle visite ai dipartimenti di emergenza e pronto soccorso e dalle ospedalizzazioni non necessarie. Il problema della mancata adesione non è di facile soluzione ma affidarsi a programmi improvvisati e specchietti per le allodole non consentirà ai farmacisti moderni di appropriarsi del più importante tra i loro ruoli, quello di assicurare la continuità terapeutica nel territorio dove operano".
Luca Pani
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