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Politica e Sanità

27 Maggio 2019

Parafarmacie e Tavolo Fofi, Unaftisp: politica terrà conto degli accordi


Il tavolo Fofi è nato per trovare una soluzione di concerto sull'accesso alla professione, ivi compreso il farmacista che esercita in parafarmacia, e "tenere coinvolte le rappresentanze di settore, Fofi e Federfarma, è un'ulteriore garanzia, anche rispetto ad una possibile instabilità di governo che potrebbe riportare tutto ai nastri di partenza": se si trova un accordo a questo tavolo, la politica non può che prenderne atto. A proporre queste riflessioni sul dibatti acceso attorno alla legittimità del Tavolo istituito dalla Fofi è Daniele Viti, presidente dell'Unaftisp, sigla di rappresentanza dei titolati di sola parafarmacia che partecipa fin dall'inizio ai lavori. Per Viti, finché il tavolo "si traduce nella volontà comune di addivenire ad una riforma, è disponibile per tutte le sigle, a prescindere dalle proposte da queste sostenute, disponibilità che mi auspico venga colta da oggi per chi ancora non presenzia". E sui tempi della risoluzione avverte: "Chiunque si ritenga addetto ai lavori qualificato dovrebbe comprendere che la complessità e la delicatezza della materia non può tradursi in un risultato immediato, con l'accordo di tutte le parti in causa sulla base di un paio di incontri. È pur vero che il risultato non è stato portato nemmeno negli ultimi 13 anni, e noi siamo nati solo il 27/5/2018, esattamente un anno fa. Oggi costruiamo presupposti per accorciare i tempi".
Al Tavolo, fa sapere Viti, "si è parlato non solo di parafarmacie, ma dell'accesso alla professione nella sua accezione più ampia. Questo concetto richiede uno studio approfondito, da parte di tutti, dentro e fuori il tavolo per poi discutere, confrontarsi e trovare le giuste soluzioni. Abbiamo condiviso diversi punti e ciò che è trapelato in questi giorni sull'eventuale ddl Sileri, sulla nuova figura del farmacista di reparto ospedaliero, non credo sia da imputare solo ed esclusivamente alla casualità". Segnala che ci sono ancora delle distanze, "in particolare con Federfarma, distanze che - scrive Viti - mi auspico di superare al più presto, nell'interesse di tutti. Il punto che più ci risulta critico è sicuramente la modalità dell'assegnazione delle sedi e lo studio di una soluzione che possa accontentare tutti, nessuno escluso. Non semplice, ma non impossibile".
Viti ribadisce il no alla liberalizzazione della fascia C ("a meno che ci siano degli eventi che portino ad un ripensamento"), che avvantaggerebbe solo ed esclusivamente Gdo, privati, titolari di farmacia con annesse parafarmacie e proprietari di attività di distribuzione". E, ricordando come operano i 350 corner delle Gdo che "fatturano a livello nazionale mediamente 1.700.000 € con una politica di mercato legata al prezzo e non alla salute" e i fondi di investimento "che stanno acquistando Farmacie, incentrando tutto sulla marginalità commerciale a discapito della qualità del servizio", sottolinea come "questa visione si traduca nello scardinare il sistema sanità legato ad una professionalità garante della salute del cittadino".
C'è poi il tema occupazione. Viti mette in discussione chi paventa che le parafarmacie abbiano creato 10 mila posti di lavoro: "Poiché la media dei colleghi che lavora negli esercizi di vicinato è di 1,1, moltiplicando per le 4.000 parafarmacie (di cui bisogna vedere quante ne sono attive e quante chiuse con codice univoco ancora attivo) abbiamo circa 4.500 posti di lavoro". E fa sapere che anche il problema occupazionale dei colleghi che lavorano nelle parafarmacie è stato posto sul tavolo.
E conclude con una riflessione: "Tenere coinvolte le rappresentanze di settore, Fofi e Federfarma, è un'ulteriore garanzia, anche rispetto ad una possibile instabilità di governo che potrebbe riportare tutto ai nastri di partenza. Può cambiare il governo ma non il percorso fatto sul tavolo Fofi. Poiché se si trova un accordo a questo tavolo la politica non può che prenderne atto".

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