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Politica e Sanità

04 Giugno 2019

Farmacie comunali, Assofarm: filiera resti unita per riforma remunerazione e nuova Convenzione


Farmacie comunali, il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi affronta i temi principali del futuro della professione

Confermato alla presidenza di Assofarm, Venanzio Gizzi, nella sua relazione all'assemblea federale di Ferrara, traccia la strada per l'immediato futuro: necessità di una filiera del farmaco unita, società benefit come via da seguire per le comunali, capacità di affrontare con gli strumenti giusti l'ondata digitale.
Il bilancio annuale tracciato da Gizzi parte con qualche amara considerazione sull'instabilità politica, non solo nazionale, che si riflette anche sul mondo della farmacia. Risultato: i molti dossier aperti sembrano non chiudersi mai. «Nessun altro tema più di quello della remunerazione dimostra questo. Quante volte siamo riusciti a introdurlo nell'agenda del settore, quante volte si è incagliato in paludi di veti incrociati, attendismi e ambiguità fino a quando tutto si è fermato per colpa di una crisi di governo. Oggi però siamo più ottimisti che in passato perché registriamo, lo abbiamo scritto più volte negli ultimi tempi, un clima di fattiva collaborazione tra tutti i soggetti della filiera riuniti attorno all'ultimo Tavolo». La farmacia si è così trovata unita nel dare il via a una ricerca di mercato «tesa a scattare una fotografia delle tendenze delle diverse modalità di spesa (diretta, Dpc e convenzionata). Sui dati di questa ricerca baseremo future proposte concrete e perseguibili di un nuovo modello di remunerazione in grado di garantire alla filiera distributiva la necessaria sostenibilità».
In ogni caso ogni riforma della remunerazione non potrà prescindere da due presupposti: emancipazione dal mero fatturato e valorizzazione dei servizi cognitivi offerti dalla farmacia.
Ancora più annoso il capitolo del rinnovo della Convenzione Ssn, arenatosi nel gennaio scorso in seguito al cambio dei vertici della Sisac. Ma anche qui le farmacie, comunali e private, sono concordi nel sostenere che «la nuova Convenzione debba ricondurre al presidio territoriale la totalità dei farmaci distribuiti. Alla farmacia ospedaliera andrebbe doverosamente riconosciuta l'esclusiva di tipologie di farmaci che per ragioni strettamente tecniche è bene che vengano somministrate nel contesto nosocomiale. La valorizzazione della distribuzione per conto deve però avvenire in maniera armonica su tutto il territorio nazionale. Tale azione sarebbe un'occasione propizia per avviare una riduzione delle disparità attualmente presenti tra i diversi servizi sanitari regionali, situazione che da un punto di vista etico prima ancora che economico è cosa non più accettabile per il nostro Paese».
Quanto alle società benefit, le comunali di Firenze Afam hanno aperto il cammino, che Gizzi auspica possa essere seguito da altre realtà locali. Obiettivo, rendere ancora più solida e visibile all'esterno la dimensione sociale delle farmacie comunali, attraverso «la valorizzazione della complessità del nostro settore, data dalla convivenza tra questa voluta mission sociale e la necessità di produrre fatturati e bilanci positivi, che sono e devono rimanere condizioni imprescindibili dell'essere farmacia territoriale». Senza dimenticare il recente protocollo di intesa siglato tra Assofarm e Anci, associazione dei Comuni italiani, volto a rafforzare «l'integrazione fra il servizio farmaceutico comunale e le amministrazioni locali, a tutto beneficio dei cittadini».
E l'apertura ai capitali? Non è da demonizzare ma le potenziali conseguenze negative per il sistema farmacia non vanno trascurate, per esempio l'assenza di presidi in zone poco appetibili o le derive commerciali. La contromossa è «diventare noi stessi un'unica rete distributiva», sempre più riconosciuta come parte essenziale del Ssn.
Infine, il digitale. I rischi di una informazione sulla salute veicolata da canali on line privi di qualsiasi credibilità è sotto gli occhi di tutti. Che fare allora? «Non si demonizza o si critica la libertà di azione del cittadino, ma si prospetta un suo processo di crescita culturale che lo metta nelle condizioni di poter utilizzare al meglio tale libertà... Dobbiamo accettare la sfida comunicativa. Badate bene, lo stiamo già facendo. Quando parliamo di approccio consulenziale invece che mera vendita di farmaci, quando parliamo di presa in carico del paziente, ci poniamo già in una prospettiva di dialogo con chi abbiamo di fronte».

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