Antibiotici. Jama: prescrizioni del dentista, troppe e non necessarie
Antibiotici, uno studio pubblicato su Jama sostiene che la gran parte degli antibiotici prescritti durante le cure odontoiatriche sarebbe non necessario
Secondo uno studio pubblicato su JAMA Network Open, ben l'81% degli antibiotici prescritti dai dentisti a scopo preventivo prima delle visite odontoiatriche non sarebbe necessario. «Questa scoperta evidenzia la necessità di migliorare la gestione dell'antibiotico negli studi dentistici, specialmente in quelli degli Stati Uniti occidentali, che sono stati associati ai tassi più alti di prescrizioni non necessarie» spiega Katie Suda, dell'UIC College of Pharmacy, prima autrice del lavoro. I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente le visite dentistiche effettuate tra il 2011 e il 2015 su un database sanitario, e hanno confrontato le prescrizioni di antibiotico prima di queste procedure con il numero di pazienti cardiaci ad alto rischio, che, secondo le linee guida nazionali, sono gli unici individui per cui vi sia raccomandazione di una tale prescrizione. L'analisi dei dati ha mostrato che l'81% delle prescrizioni non è stata in linea con le linee guida nazionali, e ha interessato pazienti senza condizioni cardiache ad alto rischio. «L'uso di antibiotici preventivi in questi pazienti li espone ai rischi associati all'uso di antibiotici, come l'aumento della resistenza batterica e delle infezioni, e le prove utilizzate per sviluppare le linee guida suggeriscono che i rischi in questi casi superano di gran lunga i benefici» afferma Suda. I ricercatori hanno esaminato anche i modelli di prescrizione degli antibiotici da parte dei dentisti stratificandoli per area geografica, e hanno visto che negli Stati e le aree urbane occidentali i pazienti avevano maggiori probabilità di ricevere prescrizioni non necessarie. «Questi risultati indicano tendenze geografiche inaspettate, che vanno nella direzione opposta a ciò che si vede negli ospedali, oltre a mostrare un'allarmante tendenza dei dentisti a selezionare come farmaco di scelta la clindamicina, che è associata ad un rischio maggiore di sviluppare infezioni da Clostridium difficile rispetto ad altri antibiotici» sottolineano gli esperti. Gli autori hanno anche notato che lo studio è stato limitato ai pazienti con assicurazione sanitaria privata e che per l'analisi è stata utilizzata un'ampia definizione di pazienti cardiaci ad alto rischio, per cui i risultati potrebbero in effetti addirittura sottovalutare la prescrizione non necessaria di antibiotici.
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