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Politica e Sanità

01 Agosto 2019

Farmacista prescrittore, medici dicono no: ricetta atto inscindibile da diagnosi


Farmacista prescrittore, il vicepresidente della Società italiana di Medicina Generale Ovidio Brignoli analizza la proposta recentemente avanzata dall'Ad Admenta

«Ringraziamo i farmacisti per la proposta di prescrivere medicinali al posto nostro per sgravare noi medici di famiglia dall'attività di routine. Ma si tratta di incombenze di cui ci sgraviamo in pochi secondi, posto che parliamo di medicinali "a bassa intensità" e di problemi noti e non gravi in assistiti a noi noti: basta dire al paziente che ci telefona di prendere un certo farmaco Otc, già concordato e provato con successo, e di telefonarci subito se non fa effetto». così Ovidio Brignoli vicepresidente della Società Italiana di Medicina Generale rimanda al mittente le proposte avanzate da Domenico Laporta AD Admenta che con il marchio Lloyds gestisce 250 farmacie in Italia in un'intervista pubblicata da Doctor33.

Prescrizione è la conclusione di un percorso

Laporta, lo si ricorda, ha proposto sinergie prescrittive tra medici e farmacisti per talune situazioni elementari: data la carenza di medici nel settore, accanto a servizi già presenti in farmacia - prenotazioni, campagne di prevenzione, consegna di terapie a casa - sulla scia di modelli stranieri già esistenti, il farmacista potrebbe effettuare alcune prescrizioni e praticare i vaccini. Le nuove competenze alleggerirebbero i Mmg e consentirebbero loro di «concentrarsi sui reali problemi di salute». Brignoli replica: «La prescrizione arriva al termine di un percorso in cui il medico di medicina generale è preposto ad indagare il paziente, visitarlo, formulare un'ipotesi diagnostica e prescrivere il farmaco. Prescrivere e far diagnosi è quanto distingue i medici dagli altri operatori sanitari, e questo a fronte di una formazione che non sbandiero come "difesa d'ufficio" della professione medica, ma a tutela del mio paziente, con le responsabilità che essa mi comporta. Le cose si complicherebbero per tutti- sottolinea Brignoli- se in caso di evento avverso a dispensare il farmaco sbagliato fosse un altro professionista sanitario. A latere di ciò, esiste l'automedicazione responsabile in cui è il paziente, "principe" e -appunto- responsabile della sua salute al pari del medico, a rivolgersi a diverso operatore sanitario per un consiglio, una volta individuati dei sintomi già combattuti con successo da un indirizzo terapeutico di cui peraltro il medico è il primo artefice. Non si esce mai dall'iter visita medica-diagnosi-prescrizione. Se c'è un ruolo prescrittivo, è del medico, e sul territorio è per lo più del medico di medicina generale».

Esperienza in altri paesi

Per introdurre le novità auspicate ci vorrebbe peraltro una proposta di legge. All'estero ci si prova. In Francia quest'anno la Commissione per gli Affari sociali del parlamento ha dato il via a un emendamento alla Loi Santé - presentato da Thomas Mesnier deputato di En Marche,partito del presidente Emmanuel Macron - che prevede l'introduzione della "prescrizione farmaceutica" di vaccini e, nel quadro di un protocollo definito con il medico curante, di farmaci in un elenco ministeriale,previa formazionedel farmacistae monitoraggio "a due" con il medico sulle terapie. «Il punto comune tra la proposta italiana e la Loi Santé è la carenza di medici sul territorio. Che Oltralpe è marcata - spiega Brignoli - al punto da dover impiegare internisti di estrazione ospedaliera, il cui approccio è meno sensibile di quello del Mmg alla conoscenza del paziente per un arco di tempo ampio, e più dipendente dalla relazione con altri specialisti. In altre parole, dove ci sono pochi medici di medicina generale viene fuori una domanda del farmacista di prescrivere».

La domanda s'indirizza per lo più su farmaci a carico del cittadino e non del Ssn. Anche se in un contesto con pochi medici - ma qui si va oltre la proposta di Laporta- al farmacista potrebbero essere affidate prescrizioni complesse a limitato valore aggiunto come quelle di farmaci Ssn salvavita fatte nell'ambito di piani terapeutici specialistici. «In teoria il rischio c'è, e tanto più tangibile quanto più sul territorio si introducesse una mentalità "ospedaliera"», sottolinea Brignoli. «In ospedale ci sono maggiori interazioni tra farmacista e medico che prescrive. Ma i medici specialisti non hanno in mano la storia del paziente. Sul territorio noi l'abbiamo, e questo fa la differenza: ci sono premesse per un'interazione medico-assistito, e probabilmente per margini di crescita ulteriori dell'automedicazione responsabile. Il farmacista in questo contesto può avere un ruolo chiave nel monitoraggio dell'aderenza terapeutica e della persistenza della cura. Già qui c'è molta strada da percorrere insieme...».

Mauro Miserendino

Approfondimenti

Carenza di medici, Laporta (Admenta): da farmacie importante ruolo di supporto
Intervista a Birgnoli: ricetta è inscindibile da diagnosi

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A cura di Redazione Farmacista33

 
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