Spesa farmaci Ssn in calo. Assogenerici: sempre più cure fuori brevetto
Spesa farmaceutica, dal report Assogenerici i numeri dei farmaci equivalenti
Tra gennaio e giugno 2019 la spesa farmaceutica nel canale farmacia aperta al pubblico ha toccato i 5,335 miliardi di euro, con un totale di 943 milioni di confezioni vendute e una contrazione dello 0,5% rispetto alla stessa finestra di tempo nel 2018. I farmaci generici equivalenti hanno inciso per il 22,4% del totale a volumi, con 211,6 milioni di confezioni vendute, e per il 14,25 del totale a valori, con 765 milioni. Questi alcuni dei dati salienti del report semestrale realizzato dall'Ufficio studi Assogenerici sulla base dei dati Iqvia.
Farmaci equivalenti
Il report documenta un giro di affari che vede nella classe A l'89% delle confezioni vendute e l'825 del fatturato, e un'incidenza più contenuta per i classe C (10% a volumi; 16% a valori) e dell'automedicazione (1% a volumi e 2% a valori). Come si legge nel comunicato diffuso dall'ente, i prodotti fuori brevetto coprono il 74% delle confezioni vendute, con netta prevalenza dei brend a brevetto scaduto (70% volumi e 76% valori). Tenendo presente la generale riduzione dei consumi a carico del Ssn (-0,5% rispetto al 2018), nei volumi si riscontra una contrazione nel numero delle confezioni di medicinali ancora coperti da brevetto (-4,9%) e una crescita dei farmaci a brevetto scaduto (in particolare i generici puri, +1,7%).Per quanto concerne i valori, calano i prodotti coperti da brevetto (-7,8%) e crescono i generici unbranded (+7,6%). A livello geografico, il consumo di farmaci classe A rimane concentrato al Nord (37,1% a unità; 28,8% a valori), con distacco rispetto a Centro (27,6%; 22,2%) e Sud (22,1%; 17,7%), a fronte di una media Italia del 29,9% a volumi e del 23,8% a valori. Al primo posto nel consumo di equivalenti la Provincia Autonoma di Trento (42,9% sul totale delle unità a fronte di una incidenza degli off patent sul totale dell'84,3%), seguita da Lombardia (39% sull'81,7% di off patent), Friuli-Venezia Giulia (37,1% sull'83% di off patent) ed Emilia-Romagna (36,8% sull'84% di off patent). Ultima in classifica la Calabria (20,3% di equivalenti sull'83,3% di off patent rimborsati) seguita da Basilicata (20,4% sull'82,6% di off patent), Campania (21,4% sull'83,5% di off patent) e Sicilia (21,7% sull'82,8% di off patent). Circa 569 milioni il totale del differenziale di prezzo pagato dai cittadini per ottenere il branded a brevetto scaduto invece del generico: la quota più alta in Lombardia (75 milioni di euro), seguita da Lazio (73 milioni), Campania (67 milioni) e Sicilia (59 milioni). Per quanto riguarda il mercato ospedaliero di classe A e H, si registrano volumi pari al 29,3% del totale e valori ex factory del 6,5% (realisticamente un 2,1% al prezzo medio delle forniture ospedaliere), mentre il mercato dei farmaci senza brevetto assorbe il 68% dei volumi e il 5,4% dei valori. I farmaci in esclusiva (protetti da brevetto o privi di generico corrispondente), assorbono il 32,3% a unità e il 94,6% a valori.
Farmaci biosimilari
Cresce invece il mercato del biosimilare in Italia nel corso del primo semestre, durante il quale le 13 molecole in commercio (Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina alfa, Infliximab, Insulina glargine, Rituximab, Somatropina, Insulina Lispo, Trastuzumab e Adalimumab e Pegfilgrastim) hanno assorbito il 28% dei consumi a volumi (a fronte del 17% del 2018). Su base annua, la crescita del biosimilare si attesta sull'88,2%. Sono 4 le molecole biosimilari ad aver quasi totalmente saturato il mercato sostituendosi all'originator: Filgrastim, i cui 5 biosimilari in commercio assorbono ormai il 95,99% del mercato a volumi (93% a valori); Epoetine biosimilari, che concentrano l'84,01% del mercato di riferimento a volumi (72,77% a valori); Infliximab biosimilare che totalizza l'84,01% del mercato a volumi (69,30% a valori) e il rituximab, che assorbe l'83,77% del mercato di riferimento (58,11% a valori). Crescita anche per le molecole più recenti, come adalimumab (marzo 2018), che concentra già il 41,74% del mercato di riferimento a volumi (11,38% a valori), e il trastuzumab biosimilare che, commercializzato dal settembre 2018, quota dopo neanche un anno di vita il 28,54% del mercato a volumi (18,09% a valori). Simile trend anche per il pegfilgrastim biosimilare, affacciatosi sul mercato nazionale nel febbraio di quest'anno e già titolare a giugno del 7,60% del mercato a volumi (3,07% a valori). A livello regionale al primo posto Valle d'Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 60,90% sul mercato complessivo di riferimento. Seguono Toscana (44,25% di incidenza di biosimilari sul mercato complessivo di riferimento), Marche (41,97%), Emilia-Romagna (41,76%). All'estremo opposto, il minor grado di penetrazione dei biosimilari si registra in Umbria (8,14%), Calabria (10,78%) e Puglia (11,74%).
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