Farmaci e dintorni
07 Maggio 2012Il 25% delle donne decide in autonomia di ridurre il dosaggio o di sospendere la cura per contenere la spesa dei farmaci, troppo alta anche se se limitata al solo ticket. Eppure sono ancora poche quelle che acquistano farmaci generici, che gli consentirebbero di risparmiare. Il quadro sulla popolazione italiana femminile emerge da un’indagine dell''Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), che ha rilevato che 7 donne su 10 sostituirebbero il farmaco di marca con l''equivalente, ma non lo fanno perché non ricevono un''adeguata rassicurazione emotiva sulla loro efficacia dal medico. Su circa mille donne tra i 35 e 75 anni, le più sensibili all’argomento sono le donne che dopo la menopausa, soffrono di malattie complesse, come osteoporosi, diabete, depressione, e problematiche cardiovascolari, dove l''uso del generico garantirebbe un notevole risparmio. Come spiegato da Francesca Merzagora, presidente di Onda in occasione della presentazione della ricerca, infatti, «il problema dei costi è particolarmente avvertito da chi è in trattamento per osteoporosi e depressione, dove si ha il più alto tasso di interruzioni nelle terapia a causa di una spesa mensile di circa 25-35 euro per farmaci quasi tutti a carico personale». Ma sui farmaci equivalenti, il 44% delle donne si sente poco informato: solo metà li utilizza, anche se quasi tutte ne hanno sentito parlare. Il 70% fra le donne, che seguono ancora le terapia con i farmaci di marca, sarebbe favorevole al cambiamento, se consigliato dal medico (58%). E il 46% delle intervistate ha confermato che sarebbe passata al generico se fosse stato approvato il decreto legislativo che poneva l''obbligo al medico di medicina generale di indicare su ogni prescrizione la sostituibilità o non sostituibilità del farmaco classico con il suo equivalente.
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